Riforma della scuola Il Governo pone la fiducia

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ROMA Ddl “buona scuola”: nessuna sorpresa. Il viaggio della riforma infatti ha evitato la “tappa” in commissione Istruzione (dove il provvedimento era atteso da 630 subemendamenti) ed è finito nell’Aula del Senato dove questa mattina il Governo metterà in gioco la sua tenuta ponendo la questione di fiducia (tra le forze di opposizione la Lega Nord sta valutando, per protesta, di non partecipare). Entro questa sera, comunque, ci sarà il voto di fiducia. ««Il colpo di mano di un monarca», hanno attaccato i grillini. «Uno schiaffo al Parlamento e al mondo della scuola», ha rincarato la dose l’ormai ex Pd Fassina. In ogni caso, dando per scontata la fiducia di oggi (anche perchè la “minoranza” Pd che fa capo a Bersani, pur non soddisfatta, voterà la riforma)  la “buona scuola” farà un ultimo e blindatissimo, passaggio alla Camera il 7 luglio, per diventare legge entro fine mese  e, nelle intenzioni del Governo, essere a regime per settembre prossimo.

Giornata di tensioni
 E ieri è stata una giornata piena di tensioni: infatti non essendosi concluso l’esame in commissione sul provvedimento, è stato il presidente della commissione Istruzione, Andrea Marcucci, a sintetizzare ai senatori l’iter del ddl e soprattutto i suoi contenuti. E qui sono insorti Forza Italia e M5S, che hanno accusato il presidente Pietro Grasso di non essere “arbitro super partes”. «Io continuo a difendere la possibilità di discutere a qualsiasi costo», si è difeso il presidente del Senato. Intanto Sel, Forza Italia, Mo5S, Lega e Cri  hanno tentato di porre le pregiudiziali di costituzionalità sulla questione: ma l’Aula le ha respinte, andando avanti con la discussione generale sul provvedimento. E sulla  riforma risuonano le parole del Premier: «se andrà in  porto ci saranno centomila nuove assunzioni, altrimenti ci sarà il regolare turn over con 20, 25 mila assunzioni».

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