Figli abbandonati Primo passo verso le origini

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ADOZIONI Presto anche i figli abbandonati potranno andare alla ricerca dei propri genitori biologici. Con un’ampia maggioranza ma non senza polemiche, è passato alla Camera il disegno di legge sull’identità dei figli adottati. Il testo però deve ancora essere approvato dal Senato. 
In base a questa legge sull’accesso all’identità biologica, il figlio non riconosciuto alla nascita, quando compie 18 anni - al contrario di quanto previsto attualmente -  potrà chiedere al tribunale dei minori di accedere alle informazioni sulle proprie origini e sull’identità dei genitori biologici qualora la madre naturale abbia revocato l’anonimato o sia deceduta. 
Fermo restando il diritto della donna all’anonimato del parto, è sempre possibile la successiva rinuncia. La revoca va resa dalla madre con dichiarazione autenticata dall’ufficiale di stato civile indicando i dati per risalire all’identità del bebé e a luogo e data del parto. Altrimenti, dopo 18 anni dal parto, la madre che ha partorito in anonimato, può confermare al tribunale dei minori la volontà di restare ignota. 
Il figlio non riconosciuto - anche senza la revoca materna - potrà comunque chiedere al tribunale dei minori di contattare la madre per verificare se intende mantenere l’anonimato. Quello che viene chiamato ”interpello” potrà essere chiesto una sola volta, con l’obbligo della segretezza. Per attivare l’interpello è preferibile utilizzare i servizi sociali perché si tenga conto di età, stato di salute psico-fisica e condizioni familiari e socio-ambientali della donna in questione. La madre potrà confermare l’anonimato e in questo caso rimarrà definitivamente sconosciuta. Il tribunale potrà solo autorizzare l’accesso alle informazioni di carattere sanitario, stessa regola che sarà in vigore per la madre che dopo 18 anni abbia riconfermato di non voler essere nominata. 
Il diritto di partorire in modo anonimo nelle strutture sanitarie è confermato, ma in più la madre dovrà essere informata della facoltà di revoca senza limiti di tempo o di conferma dopo 18 anni e in futuro del diritto del figlio all’interpello. Secondo la legge in discussione, l’accesso all’identità biologica non legittima alcuna rivendicazione patrimoniale.

Le regole in vigore
Attualmente, l’adottato, al compimento dei 25 anni, può accedere alle informazioni sui genitori biologici a meno che la madre non si sia avvalsa del “parto anonimo”, chiedendo di non essere nominata negli atti di stato civile. La situazione si complica con il Codice della privacy che prevede che siano passati almeno 100 anni per accedere al certificato di assistenza al parto o alla cartella clinicadella madre anonima.

La vicenda
Non sono mancati dubbi e polemiche nel percorso di tale normativa. Il problema è il bilanciamento di diversi diritti di soggetti diversi, quali il figlio che vuole conoscere la propria identità e i genitori che vogliono tenerla segreta. Inoltre da un lato bisogna tener conto dei progressi medici che permettono oggi di avvalersi di molti vantaggi se si dispone di uno screening della salute familiare, dall’altra il ritornare a origini biologiche potrebbe suscitare scompensi psicologici nelle parti in causa. 
La normativa internazionale riconosce il diritto a conoscere le proprie origini come diritto fondamentale di ogni uomo. In Italia la legge 184 del 1983 si fonda sull’opzione della irrevocabilità dell’adozione e sancisce di conseguenza la cessazione dei rapporti dell’adottato verso la famiglia d’origine.

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