Renzi e l'ansia da prestazione

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SCUOLA. Sono momenti concitati gli ultimi. Giorni in cui le notizie si rincorrono a velocità oltre ogni immaginazione. Velocità tali che spesso le stesse notizie si sovrappongono in una linea del tempo impazzita. Renzi non riesce più ad individuare una giusta strategia per far passare il suo ddl scuola. Le prova tutte e tutte in poche ore. In TV si dice aperto a qualsiasi discussione, lo dice da Vespa decantando ancora una volta le grandi potenzialità del ddl scuola ma senza contraddittorio come è suo solito fare. Come se non ci fossero state occasioni di confronto negli ultimi sei mesi. La sua parvenza di democrazia con la piattaforma web di confronto è stata smascherata così come è stata palesemente smascherato ogni suo tentativo di far passare per consenso ciò che è aperto dissenso. È lo sciopero del 5 maggio il punto di svolta ma fa finta di niente di fronte all’85% di docenti che non si presentano nelle aule scolastiche. Continua la sua marcia verso il baratro e gli insegnanti decidono in massa di non votarlo. Dissimula, non commenta i risultati, dice che ha vinto quando anche i suoi dicono di aver perso. Dopo i ballottaggi entra nel panico. Nonostante le minacce, nonostante tutto non riesce ad avere una valida maggioranza in commissione Istruzione al Senato. Le sedute vengono disdette una per una, ogni volta che si rende conto che il voto lo avrebbe fatto andare giù.

Cambia le regole del gioco quando sta per perdere. Un gioco sporco, meschino che però non gli riesce a lungo. Allora va da Vespa, da solo a raccontare altre favole. Una serie di anacoluti, frasi incomplete che solo lui ha capito. Esce fuori il Renzi multitasking, il Renzi tutto fare, il Renzi che parla col Renzi2.  Manca solo che l’uno schiaffeggi l’altro per avere avuto molta presunzione e arroganza. Non si arrende e mentre da Vespa mostra sicurezza anche sparando frasi senza senso i suoi scrivono il contrario sui social network. Il suo intervento per scaricare la responsabilità delle mancate assunzioni sui docenti e sulle opposizioni fallisce miseramente. E mentre Porta a Porta va in onda in differita lui ha già cambiato idea: nessun confronto ma ultimatum. Raduna i suoi ma esclude tutti i dissidenti, esclude coloro che paradossalmente potrebbero offrirgli una exit strategy. Non più discussione aperta e democratica cui qualcuno aveva ancora creduto ma una ulteriore pressione sull’acceleratore verso il burrone. Le opposizioni si irrigidiscono, crea panico, vero. Ma si ricompattano come ormai sono abituati a fare. Rimane qualche altra bassezza: mettere in circolo notizie false sulle opposizioni. Qualcuno arriva addirittura a scrivere che c’è chi cede ma le bugie, si sa, hanno le gambe corte e i social network lo superano in velocità ed in poche ore smentiscono.

Adesso non sa che pesci pigliare, ha esaurito ogni opzione, ha giocato tutte le carte, proprio tutte. Vero, adesso l’ansia da prestazione lo pervade perché nel frattempo sono arrivate altre rogne, ci sono le bombe di mafia capitale, ci sono gli immigrati. Di fronte a così tanti problemi il Renzi apparentemente multitasking non sa cosa fare. Non gli rimane che il colpo di coda finale: la fiducia sull’ennesima riforma di cui ormai neanche i suoi sono convinti.
SALVO AMATO 

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