Sciopero degli scrutini L'adesione è al 90%

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Nonostante Renzi si fosse appellato alla serietà degli insegnanti per scongiurare lo sciopero degli scrutini - come se esercitare un diritto costituzionalmente garantito fosse indice di non serietà - i docenti italiani stanno rispondendo in massa al primo appello di uno sciopero degli scrutini unitario nella storia della scuola di questo Paese. I dati sono ancora inevitabilmente incerti ma è probabile che sia stato bloccato il 90% degli scrutini calendarizzati, grazie alla felice confluenza di due diverse forme della stessa lotta proposte dai sindacati della scuola: una spalma la protesta su tutto il territorio nazionale in base a un calendario regionale, l’altra la attua nei primi due giorni del calendario di ogni singola scuola. La modalità "a scacchiera" consente di ridurre il sacrificio economico - scioperando ciascun professore per una sola ora - ma di massimizzare l’effetto - poiché per bloccare uno scrutinio è sufficiente che si astenga dal lavoro un solo docente.

Gli insegnanti italiani hanno evidentemente ritenuto lo sciopero degli scrutini essenziale al proseguimento e al successo della mobilitazione in difesa della scuola pubblica e libera iniziata mesi fa, che ha visto mettere in campo forme di lotta di ogni tipo,  pure nuove e originali come i flash mob. Il segnale mandato dall’adesione massiccia allo sciopero degli scrutini di questi giorni non può essere ignorato o sottovalutato, come incredibilmente si è cercato di fare per l’imponente sciopero del 5 maggio scorso.

Le lavoratrici e i lavoratori decideranno adesso come proseguire la protesta. Perché nessuno dubiti che la mobilitazione continuerà fino al ritiro di questo Ddl, i cui profili d’incostituzionalità, dopo la bocciatura della stessa Commissione Affari costituzionali del Senato,  sono ormai evidenti a tutti.

CRISTIANA BULLITA, insegnante del gruppo Gessetti Rotti

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