Si fermi, Presidente le diamo 15 giorni per riflettere

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SCUOLA. E ora, signor Presidente del Consiglio, come la mettiamo? Come la mettiamo con la riforma che non è riuscito a spiegare, malgrado i suoi sforzi lavagneschi? Come la mettiamo con le centinaia di migliaia di docenti che da mesi le ripetono, con manifestazioni e petizioni, che il ddl-scuola presenta dei profili di incostituzionalità?

No perché, non so come lo giudichi lei, ma andare sotto nel parere di costituzionalità in commissione, a occhio, non sembra rafforzare molto la sua versione dei fatti. Sembra anzi dar ragione a chi continua a ripeterle che la riforma è scritta male, che bisogna fermarsi. Concetti espressi oggi da quel noto rivoluzionario di Mario Mauro, senatore di Gal, che si è fatto prestare l’eskimo dal collega Tocci per dirle quello che i gufi sinistrorsi del suo partito hanno capito da tempo. E cioè che una riforma sulla scuola non si approva in fretta e furia, che c’è di mezzo la Costituzione, che ne va del futuro dei cittadini italiani.

Qualcuno, invero, faceva finta di niente. Hai visto mai, si sono detti, che la riforma passa lo stesso. Ed è a loro che si è rivolto ieri sera dicendo “prendiamoci altri 15 giorni”. Due settimane, cari colleghi di partito, e vedrete che non solo voi, ma anche i docenti italiani si convinceranno della "bontà" della riforma. E invece, pensi un po’, ne è bastato uno solo per convincere anche i sostenitori meno riottosi a farle capire che le cose stanno diversamente. Altrimenti, abbia pazienza, come si spiegherebbe l’assenza dei membri in quota NCD che ha obbligato la presidente Finocchiaro a concedere un irrituale, quanto inutile, voto favorevole?

Ma è chiaro che non è stata l'altra notte a portare consiglio, bensì quella del 1° giugno. È stata la vigilia della festa della Repubblica (e della Costituzione) a suggerire prudenza. Perché vede, tutti (ma proprio tutti) hanno capito che il giocattolo si è rotto e che la benzina del 40,8% è finita. Le hanno fatto segno di rallentare, che bisogna fermarsi al distributore per un rifornimento di emergenza. E chi ieri nella direzione PD ha ascoltato il suo ennesimo “state sereni” sa che quel carburante è fatto di voti, e sa anche che per riempire una cisterna dimezzata servono riforme, come quella sulla scuola, che non danneggino e snobbino le persone su cui ricadono.

Si fermi, Presidente, le diamo 15 giorni per riflettere. Si convincerà che la scuola è una cosa seria. E chissà che anche a lei, come ad altri, non ne basti uno solo.

GIULIO IRACI, gruppo di docenti Gessetti Rotti

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