Perché il ddl-scuola morirà al Senato

  • La #buonascuola

SCUOLA Sono giorni frenetici e lo scontro sul ddl-scuola si consuma senza esclusione di colpi. Le notizie si rincorrono. Emendamenti che prima non vengono ammessi, poi solo in numero limitato, sub-emendamenti, ostruzionismo, bagarre. Renzi sa che i numeri, al Senato, non ce l’ha, e in giro si sente di tutto. Dal tentativo di rimpiazzare i senatori in commissione cultura, alla fantomatica “campagna acquisti”. Nel frattempo fa sapere che è “aperto a qualsiasi modifica”, ma non ci crede nessuno. Oggi ufficio di presidenza PD, per un confronto con la minoranza Dem. Il segretario-premier dovrà trattare se non vuole mettere la fiducia. E non la metterà, perché l’occasione sarebbe ghiottissima, per tutti.

In commissione è un braccio di ferro continuo, e le indiscrezioni dei senatori non mancano. Noi di Gessetti Rotti ne abbiamo ascoltate alcune, e abbiamo letto le proposte di emendamento. La novità è che l'oggetto del contendere non è più solo il ddl-scuola. Il risultato delle elezioni ha creato, nel PD, una spaccatura insanabile, e la minoranza farà perno sulla scuola per misurare le forze e provare a destabilizzare la maggioranza.

Insomma, abbiamo ragione di affermare che il ddl-scuola, essendo saltata ormai la data del 15 giugno, non verrà più calendarizzato. Il Governo rischia troppo, e Renzi lo sa. Ecco perché farà saltare il banco. Dopo potrà dire che aveva promesso centomila assunzioni (di cui non v’è traccia nel ddl) e che i soliti conservatori gli hanno impedito la riforma. Ma la verità è che i numeri non ci sono. E la minoranza PD potrà cantare vittoria, perché avrà salvato la faccia e riacquistato la fiducia degli insegnanti. O almeno di alcuni.

GESSETTI ROTTI

Articoli Correlati
La #buonascuola

La “Buona Scuola” si promuove

Secondo il Miur la legge ha prodotto nuove assunzioni per gli insegnanti e un miliardo di fondi per il digitale
La #buonascuola

Se 18 ore vi sembran pocheprovateci voi

L'opinione di Alga Frattini
La #buonascuola

Una legge incostituzionale

Cristiana Bullita spiega l'azione giuridica che i docenti vorrebbero promuovere