Ddl scuola, questa riforma non piace neanche al Pd

  • Riforma della scuola

Qualche settimana fa Renzi ebbe l'ardire di dichiarare in pubblico che più del 50% dei docenti aveva risposto alla sua lettera schierandosi a favore del ddl scuola. Notizia a cui per fortuna non ha creduto nessuno.

Ieri al senato sono iniziati i lavori in commissione istruzione. Lavori e scontri come era prevedibile. Sono stati presentati numerosi emendamenti soprattutto di alcuni esponenti del PD, i quali da mesi si dichiarano critici nei confronti di questa riforma. Anche i relatori hanno presentato emendamenti. Qualcuno potrebbe pensare ad un nonsense visto che il relatore presenta un disegno di legge su cui ha avuto modo di scrivere tutto ciò che vuole. Eppure gli emendamenti presentati riscrivono gli articoli 1, 2, 3 e 8. Questi quattro emendamenti, infatti, essendo totalmente sostitutivi degli articoli, farebbero decadere tutti gli altri emendamenti riferiti allo stesso argomento. Contengono esattamente lo stesso testo degli articoli emendati. Semplice trucco per annullare eventuali emendamenti che dovessero essere approvati. Ci si chiede come sia possibile accettare una pratica così scorretta di condurre le operazioni di discussione democratica in commissione soprattutto tra esponenti dello stesso partito. Se da un lato la senatrice Puglisi dichiara ovunque di essere aperta a qualsiasi proposta di modifica, dall’altro presenta contromodifiche che annullano quelle che eventualmente dovessero essere approvate.

Forse dovrebbe farsene una ragione del fatto che ormai soprattutto in commissione istruzione la relatrice sia rimasta l'unica persona a credere in questo ddl. 

Il PD perde pezzi, la maggioranza perde pezzi e qualcuno comincia a fare le sue scelte tra seguire quel che rimane nella propria coscienza o continuare a fare ciò che ordina il capo. È evidente, i numeri non ci sono e più passa il tempo più non ci saranno sia in commissione sia in aula.

Del resto anche i dissidenti cominciano ad essere stretti tra il tener fede a ciò che dicono in pubblico e cambiare eventualmente idea votando una ipotetica fiducia che pare il premier voglia imporre al Senato. Ma a dire una cosa e votarne un'altra alla lunga si perde di credibilità e i docenti sperano che persone serie e distinte come Mineo, Tocci, Rubbia, Ferrara, Puppato, Gotor, Zavoli e via discorrendo non siano disposte a perdere la faccia per fare un favore a Renzi a cui peraltro non stanno nemmeno simpatici.

Renzi sa bene che si sta giocando una partita importante ma forse non aveva previsto che il gioco sul ddl scuola si facesse così insidioso. Non aveva previsto uno sciopero così partecipato né una perdita di voti così massiccia. Non aveva previsto neanche che potesse perdere alcuni pezzi del suo stesso partito. Lunedì 8 si attende un confronto tra esponenti della maggioranza PD ed esponenti della minoranza, un confronto che serve a Renzi ad evitare la pugnalata della eventuale fiducia tradita. Speriamo che i senatori della minoranza chiederanno ciò che gli insegnanti si aspettano. Hanno insieme una grossa opportunità e potrebbero sfruttarla al massimo. Hanno la possibilità di riprendersi la fiducia tradita degli insegnanti, tutti, ed in più la possibilità di far fuori il loro segretario. Tutto in un colpo solo. Riusciranno ad avere il coraggio di farlo o si nasconderanno dietro una richiesta facilmente ammissibile come qualche modifica al ddl? Gli insegnanti attendono con impazienza e stanno cercando di sensibilizzare quei senatori che tanto si stanno spendendo contro il ddl.

SALVO AMATO

(nella foto, Corradino Mineo e Walter Tocci)

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