La crisi è davvero alle nostre spalle?

  • Massimo Blasoni

Poche cose come i dati sulla disoccupazione scatenano dibattiti così accesi tra gli opinionisti: c’è chi annuncia “la fine della crisi” e “l’inizio della ripresa” e chi, invece, professa pessimismo spiegando che sono “dati congiunturali”. I numeri, però, difficilmente mentono e da quelli è opportuno partire. Va chiarito innanzitutto che i dati diramati l’altro ieri dall’Istat sono certamente positivi. Dopo 14 trimestri si inverte il mood negativo e questo è un segnale che fa ben sperare, soprattutto alla luce dei 159mila occupati in più rispetto al mese precedente e di un numero di persone al lavoro che ritorna ai livelli, certamente non esaltanti, di fine 2012. Pur tuttavia rimangono sullo sfondo diversi elementi di criticità che andranno affrontati con molta serietà.
Purtroppo una rondine non fa primavera e questo rimbalzo dell’occupazione rischia di essere prodotto da alcuni fattori episodici: l’inizio di contratti stagionali (con una significativa crescita degli occupati in agricoltura), condizioni esterne che difficilmente si ripeteranno (basso prezzo del greggio, euro ai minimi storici) nonché gli effetti delle riforme previdenziali che costringono molti a rimanere al lavoro. Nel primo trimestre 2015 gli occupati over 55 sono stati 267.000 in più rispetto allo stesso periodo 2014 e un milione in più rispetto al primo trimestre del 2010: è chiaro che si tratta di posti di lavoro dovuti più alla stretta pensionistica che non al miglioramento dell'economia del Paese.
Nel primo trimestre 2015 gli occupati over 55 sono stati 267.000 in più
rispetto allo stesso periodo 2014
In secondo luogo, nonostante gli sgravi contributivi garantiti dalla Legge di Stabilità e la riforma dell’articolo 18 partita da marzo, il numero dei nuovi contratti a tempo determinato continua a essere il doppio dei nuovi contratti a tempo indeterminato. Al netto della retorica renziana sulle comunicazioni obbligatorie, è quindi evidente che il Jobs Act c’entra molto poco con il segnale positivo che l’occupazione ha fatto registrare nell’ultimo mese.
Meglio sarebbe concentrarsi di più su quel 57,1% di disoccupati che non trova un lavoro da più di un anno e che costituisce la fotografia di un mercato del lavoro che, pur dando flebili segnali di ripresa, rimane ancora in una fase di strutturale difficoltà. Eppur si muove, quindi, ma neanche tanto.

 

MASSIMO BLASONI
presidente del Centro studi
ImpresaLavoro

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