Quello strano dietrofront sulla chiamata dei presidi

  • Tony Saccucci

“La chiamata diretta […] è una stravagante sperimentazione sul reclutamento degli insegnanti. Pensiamo che questo sia un compito dello Stato. [...] Davvero un guazzabuglio in cui non è il caso di infilare la scuola”. Uno potrebbe pensare che sia un qualsiasi docente (qualsiasi, perché la quasi totalità è fermamente contraria), un sindacalista o un parlamentare dell’opposizione a pronunciare queste parole. Oppure, uno dei dissidenti del Pd. Quante volte le abbiamo sentite ripetere frasi così in questi giorni?
Tante, troppe. Pure se Renzi tira dritto. Almeno fino alla Camera (poi si vedrà se dopo le regionali, al Senato, sarà una navigazione tranquilla). Eppure, quelle parole sono state pronunciate tre anni fa, in occasione di una sperimentazione in Lombardia che prevedeva per alcuni istituti la chiamata diretta del preside. Correva il governo Monti, ministro dell’istruzione Profumo, quello delle 24 ore frontali a parità di stipendio. Ma non è questa la sorpresa.
A urlare a squarciagola era l’attuale responsabile scuola del Pd onorevole Francesca Puglisi. Non che adesso non lo sia più, responsabile. Anzi, oggi è un’agguerrita sostenitrice della riforma. Ha un bell’affannarsi da marzo a questa parte la Puglisi a dire che questa “non è una chiamata diretta”. Che non è un’assunzione.
Ma da una posizione di così netto rifiuto di verticalizzazione della scuola ci si sarebbe aspettati un sobbalzo anche di fronte alla chiamata attuale. Invece, tutto lineare come un mare piatto. Senza un’espressione sul volto della senatrice.

Solo gli idioti non cambiano mai idea. Ho ascoltato, interrogandomi ogni volta, una canzone del Maestro dal titolo “Morire per delle idee”. Sono uno che cambia idea se comprende le ragioni dell’altro. Dunque, non me la sento di inveire contro la Puglisi. Però, se cambio idea, la prima cosa che faccio quando sostengo la nuova è fare pubblicamente autocritica. E se devo provare a convincere un altro, inizio dalla comprensione della sua posizione, visto che un tempo vestivo quei suoi stessi abiti. Onorevole Puglisi, non le chiedo togliere gli abiti, ma un cenno d’umanità. Lo dico per lei: sarebbe più credibile.

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