Valérie Tong Cuong: regaliamoci il perdono

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INTERVISTA La caduta in bicicletta di un dodicenne, Milo, di cui si stava occupando la zia Marguerite, sorella minore di sua madre Céleste accende la miccia nel nuovo romanzo della scrittrice francese Valérie Tong Cuong, dal titolo “Perdonabile, imperdonabile” (Salani, p. 304 , euro 13,90) Sappiamo perdonare gli altri? E quanto riusciamo a essere indulgenti per i nostri errori? Ci vuole un trauma perché, in una famiglia si arrivi a un parlarsi che conduce al perdono. Il ragazzino infatti entra in coma e i suoi familiari iniziano un esame di coscienza che porta a un totale rimescolamento degli equilibri.
La prima domanda che il lettore si fa è: nella realtà cosa è perdonabile? E cosa, invece, è imperdonabile?
Non si può generalizzare. Il perdono è un processo intimo, personale, riservato a due sole persone: la persona che ha ricevuto la ferita e la persona che l’ha inferta. Solo chi ha subito il torto “sa” se può perdonare la persona per quel che ha fatto.

In che modo si attiva questo processo?
Dopo lo shock c’è la collera, poi segue l’odio, il desiderio di vendetta che si può autoalimentare per molto tempo. Solo quando ci rendiamo conto che la situazione continua a peggiorare, che tutto questo non ci porta da nessuna parte siamo pronti al perdono.

Chi perdoniamo a quel punto?  
Il perdono non è un regalo che fai a qualcuno. Il perdono è un “dono” che fai a te stesso.
È più difficile perdonare un estraneo o una persona vicina?

Beh, quando una determinata azione ha luogo all’interno della famiglia, si aggiunge una difficoltà in più, il dolore del tradimento.
Nel suo romanzo è molto importante parlarsi. Ma a volte non è meglio tacere?
Io credo sempre che sia importante dirsi la verità.

L’altro può non aver voglia di sapere in cosa ci ha ferito.
Bisogna aspettare. Solo se ascolti il tuo cuore e ascolti l’altro alla fine saprai qual è il momento giusto: quello in cui siamo pronti a raccontare e gli altri sono pronti ad ascoltarci.

Che cosa accade a quel punto?
È un passaggio molto delicato e difficile ma anche di grande redenzione, di vera liberazione. ANTONELLA FIORI @aflowerinlife

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