La legge sugli Ecoreati alla prova del processo

  • Stefania Divertito

L'OPINIONE Una legge storica”, dicono gli autori. “Una pagina nera che metterà il bavaglio alle toghe verdi”, secondo altri, tra cui autorevoli ambientalisti. Dove sta la verità? La legge che punisce gli ecoreati è stata approvata, in quarta e definitiva lettura al Senato, martedì 19 maggio alle 19.50 dopo un iter durato un anno e mezzo, e un’attesa che si protraeva da vent’anni. Porta la firma del Pd, M5S e Sel. Tra le altre cose: introduce nel codice penale il disastro ambientale, l’omessa bonifica, consente il ravvedimento con sconto di pena a chi ha inquinato ma poi decide di bonificare. È una legge combattuta da Confindustria e dai petrolieri, che hanno festeggiato quando è stato eliminato il divieto di usare l’air gun nei mari, cioè quella tecnica invasiva che sparando aria nei fondali spezza le rocce alla ricerca di idrocarburi. Ma è stata combattuta anche da una fetta dell’ambientalismo che hanno nell’eco-magistrato Gianfranco Amendola la loro voce principale. Cosa succederà ai processi? Potranno contare su prescrizioni più lunghe.

Ma quella parolina contestata? Chi “abusivamente cagiona”… c’è scritto nella definizione di disastro ambientale e di inquinamento. Per Amendola, Peacelink e i Verdi significa che chi agisce è perseguibile solo nella misura in cui non ha autorizzazioni all’azione. Un sindaco, un ad, un imprenditore, non sono abusivi. Sono salvi? Ma per chi quella legge l’ha scritta e ha audito giudici e avvocati, quella parola è sinonimo di “illecitamente”, contro le norme. Un senso più ampio. La verità la sapremo seguendo le vicende della magistratura. Perchè anche questa legge verrà riscritta nei tribunali, sentenza dopo sentenza. Ancora più importante diventa il ruolo di associazioni, comitati, cittadini… quelle sentinelle capaci di fare la differenza tra un delitto che diventa cronaca e uno dimenticato. Tra vittime che possono chiedere giustizia e quelle destinate al silenzio. E questo prima della formalizzazione di un capo d’accusa. In un Paese dove l’informazione è  soggiogata dalle sirene dei potenti, l’arma vincente è nelle mani di quei “comitatini” (il premier li ha definiti così mentre protestavano contro lo Sblocca Italia), spesso gli unici in prima linea a difendere il più debole. Nel nome del popolo inquinato.

STEFANIA DIVERTITO
Giornalista

Articoli Correlati
Stefania Divertito

Facimm’ e pazz, salviamo Napoli

L'opinione di Stefania Divertito
Stefania Divertito

Il premier e la "caciara" dell'Italia sbloccata

L'opinione di Stefania Divertito, giornalista
Stefania Divertito

Vogliamo un futurofossile per l'Italia?

L'opinione di Stefania Divertito, giornalista