Sui migranti il fronte Ue resta disunito

  • Giampiero Gramaglia

C’è l’ok dei ministri degli Esteri e della Difesa dei 28 alla missione navale contro i nuovi schiavisti, i trafficanti di migranti: obiettivo, impedirne i torbidi affari, metterne fuori uso i mezzi (in mare, non a terra). L’Italia ottiene il comando delle operazioni: il quartier generale sarà a Roma.

Ma l’Ue resta divisa sulla ripartizione in quote dei rifugiati: il fronte della riluttanza, anzi, s’allarga, quello della solidarietà si restringe. Se ne riparlerà il 27 maggio, dopo il Vertice di Riga del 21 e 22: l’immigrazione, lì, non è all’ordine del giorno, ma i leader dei 28 ne discuteranno di sicuro.

I risultati delle riunioni di ieri a Bruxelles hanno sfaccettature diverse: riducendo la portata dell’uso della forza contro gli schiavisti, l’Ue allarga il livello di consenso interno e si rende quasi autonoma dal via libera delle Nazioni Unite, che, a questo punto, non sarà però difficile da ottenere, e può fare a meno del consenso libico, perché i suoi interventi avverranno fuori dalle acque territoriali libiche.

Tempi e ritmi paiono segnare l’avvento di un decisionismo europeo: a un mese dall’ultima grande tragedia mediterranea, a meno di un mese dal Vertice straordinario del 23 aprile che ne seguì, l’Unione trasforma “i minuti di silenzio in azioni concrete e comuni”, dice con frase ad effetto Federica Mogherini, capo della diplomazia europea. L’obiettivo è “di completare la pianificazione nelle prossime settimane e di lanciare le operazioni a giugno”.

In poche settimana, l’Ue ha affrontato "l'aspetto del salvataggio in mare, rafforzando Triton”, i cui fondi e mezzi sono stati triplicati e l’area d’intervento ampliata, e ha deciso una missione navale ‘umanitaria’, ma ‘offensiva’. Delle azioni a breve dell’Agenda per l’immigrazione presentata mercoledì scorso dalla Commissione europea, resta in sospeso la condivisione della responsabilità dell'accoglienza: proprio quella che più darebbe all’Italia il segnale d’una solidarietà europea.

Sono in gioco forza e credibilità dell’Ue nella gestione internazionale dell'emergenza immigrazione: condivisione dell’accoglienza e lotta agli schiavisti"sono due facce della stessa medaglia". Si rischia la “figuraccia”, avverte il ministro degli Esteri Gentiloni, se alle parole non corrisponderanno i fatti. Vallo a spiegare, però, a chi dice no perché ha diritto di chiamarsi fuori, Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, e al ‘blocco dell’Est’ compatto nell’egoismo, su fino ai Baltici. La Francia è reticente e la Spagna giudica i criteri delle quote “ingiusti”. Il fronte della solidarietà è già sbrecciato.

GIAMPIERO GRAMAGLIA

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