Riforma, su scrutini i sindacati divisi

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ROMA. Il rischio è che la riforma alla fine scontenti tutti. E il presidente del Consiglio Renzi si è detto disposto «ad ascoltare, non assecondare». Inizia una settimana cruciale per il ddl scuola, con il voto finale alla Camera previsto per domani e la strategia messa in atto da Palazzo Chigi è trattare con i sindacati, ma separatamente.  Un primo risultato sembra raggiunto: mentre i Cobas hanno annunciato due giorni di sciopero durante gli scrutini, gli altri si dicono “in attesa”. Dovrebbero essere ricevuti dal ministro Giannini ma non si sa ancora se ciò avverrà questa settimana o la prossima.
Nel frattempo stanno per essere votati gli articoli più contestati, come quelli sul “super-preside” (dove sono stati introdotti momenti di collegialità nelle pur maggiorate prerogative del dirigente scolastico) e quello sugli aiuti alle scuole con il 5 per mille.
5 per mille sacrificabile
Secondo quanto anticipa il sottosegretario Davide Faraone sull’altare dell’approvazione della riforma si potrà rinunciare al contributo che secondo i sindacati avvantaggerebbe solo le scuole più ricche.
Critiche dalle parificate
Ma un nuovo fronte si è aperto inaspettatamente proprio dalle parificate. «Il testo è mortificante per le scuole paritarie», ha detto Luigi Sepiacci, presidente dell’Associazione degli Istituti Non Statali. «Le paritarie scomparirebbero per la impossibilità di reperire docenti qualificati. Il nuovo sistema porterà di fatto a far lavorare nelle paritarie lo scarto degli insegnanti delle statali.
L’assunzione di 100 mila precari poi farà sì che i nostri professori, in gran parte già presenti nelle graduatorie, e in posizioni molto elevate, lasceranno i nostri istituti da un momento all’altro, creando dei pericolosi vuoti di organico.
 

STEFANIA DIVERTITO