Renzi? Lui lotta come un vero leone

  • Maurizio Guandalini

Anche il più ostile a Renzi deve ammettere che l’ex boy scout di Pontassieve ha tenacia e pelo sullo stomaco da vendere. È un leone. A volte in gabbia. Ma un leone. C’è da fare le riforme e le fa. Rischia. Si scaraventa contro l’universo mondo, tutti contro, ma lui tira diritto. Apre focolai ovunque, dal lavoro alla pubblica amministrazione, dentro al suo partito, negli altri partiti. È assaltato da questioni ordinarie e straordinarie che c’è da dar fuori di matto. È l’immagine plastica di un Paese, l’Italia, che è indietro come i gamberi, in ogni settore. Naturale che appena alzi la coperta scoppia la miccia. Ed è tutto un correre avanti e indietro. Prendi un dossier. Molla l’altro. Riprendi una vertenza sospesa. E poi ci stanno i comuni che si lamentano. L’indagine Istat che ti sotterra. Lo zero virgola che si impenna. I dirigenti che frenano. Il sindacato lancia in resta. Si è creato un movimento dove tutto è più incerto, meno stabile, meno sicuro per sempre. E’ una lotta senza quartiere contro la conservazione che per la natura della sfida lascia sul campo luci e ombre, a volte le torte riescono con il buco, il più delle volte no. Tutto si può dire meno che Renzi guarda al consenso elettorale. Forse in Italia troppi leader si sono mossi con la bussola del voto e si sono trovati a non rischiare, a non far nulla. C’è da fare le riforme e il lui le fa. Rischia. Si scaraventa contro l’universo mondo, tutti contro, ma lui tira diritto Siamo in prossimità delle prossime elezioni regionali e Renzi ha la patata bollente della scuola dove ha contro il suo tradizionale elettorato di sinistra e i giovani, gli studenti che, per un innovatore-rottamatore della nuova generazioni come lui, è uno smacco non da poco perché sono veicolo di opinioni e l’elettorato futuro. Gli andrebbe riconosciuto il grande merito di aver riportato dal centro la discussione sulla Scuola, in passato relegata alle ultime voci del bilancio dello Stato. Io non l’avrei fatto. Ma nella sua ostinazione, scuola-scuola-scuola, c’è la caratteristica del leader. Vuol dire che alla scuola ci crede, ritiene sia un trampolino di lancio per il Paese. Silenzio da parte degli insegnanti e degli studenti a riconoscergli questo grande merito. Ancor più se fatto in periodi elettorali che sempre in Italia hanno segnato le sorti del Governo. Di certo, Renzi, non andrà all’Inferno dagli Ipocriti del ventitreesimo canto della Divina Commedia del suo concittadino Dante Alighieri.

 

MAURIZIO GUANDALINI

(giornalista, economista Fondazione Istud)

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