I presidi sceriffi e gli insegnanti meritevoli

  • Evelina Piscione

Renzi ha preso lavagna e gessetti - colorati - per spiegarci la sua buona scuola. E che i presidi dovranno valutare il merito e quindi premiarlo. Ed anche su questo non ci stanchiamo di ripetere che proprio coloro che hanno a cuore la valutazione ed il merito nel servizio pubblico non possono accettare che questi principi siano offesi da una proposta che semplifica ed ignora tanto il feedback dell'utenza (nei tempi giusti, almeno due anni dopo la fine del corso di studio) quanto la professionalità di esperti, estranei alle logiche interne alla singola istituzione scolastica. Fa inorridire l'idea che si paghi di più un insegnante "migliore" per la qualità delle sue lezioni, tranne che questo non sia stabilito con titoli e procedimenti concorsuali diversi, come accade in Francia. Il principio inderogabile è che la scuola pubblica deve offrire "solo" insegnanti meritevoli. Si potranno e dovranno pagare quei docenti che svolgono compiti organizzativi e di coordinamento didattico, ma allora perché non stabilire anche per questo tipo di professionalità un percorso di formazione e di carriera specifico, con qualifiche rilasciate dalle Università?

Renzi ci rassicura che non ci saranno licenziamenti ad opera di immaginari Presidi-sceriffi. Giochiamo sull'equivoco, caro Premier! La chiamata diretta implica che il Preside - ed il fatto di essere coadiuvato da alcuni collaboratori renderebbe, se possibile, le dinamiche interne ad una scuola ancora più torbide - possa allontanare dopo tre anni un insegnante, perché non adeguato alle esigenze formative specifiche di quella istituzione. Il docente finirebbe così negli Albi territoriali per essere chiamato/assegnato ad altra sede, da lui evidentemente non scelta. Insomma non essere graditi al Preside significa perdere la sede, con i conseguenti danni alla qualità della vita del professore ma anche a studenti, famiglie e colleghi che non possono contare sulla continuità didattica. Per favorire quest'ultima è a tutti evidente che la mobilità andrebbe scoraggiata, incentivando i docenti a rimanere in sedi meno comode, ed invece... L'esperienza di chi i gessetti li usa tutti i giorni è che per entrare in sintonia con un territorio, specie se svantaggiato, i tempi sono altri. Ed altri soprattutto i modi.

EVELINA PISCIONE, insegnante