Cancro al seno, cinque miti da sfatare

  • Maurizio Baruffaldi

La osservo mentre esegue l'autopalpazione: mi piace la decisione del gesto, materno e insieme indagatore. E mi dispiace doverle riferire dello studio pubblicato dal Washington Post, dove questa pratica di prevensione del tumore al seno viene inserita tra i cinque miti da sfatare. La statistica dice che aumenta la suggestione, quindi più mammografie e biopsie negative; ma quando si tasta il nodulo il cancro è già partito. Se c'è un barlume di senso in quello che ha detto Grillo, è qui. In questi ultimi anni ho passato parecchie ore in attesa che la porta si aprisse, e uscisse lei, con un bel sorriso da pericolo scampato. Perché fatta la mammografia, due anni precisi, dopo qualche giorno ti chiamano dall'ospedale per ulteriori controlli. E non aggiungono altro, a parte un: Ma stia tranquilla. Tranquilli no. Perché siamo in due. A farci un brutto film. Sospesi. Per poi scoprire che erano quelle calcificazioni, che ha da parecchio, monitorate e documentate: l'aveva ben detto all'equipe dell'ospedale. Ma niente: meglio essere sicurissimi, e aspirarle. E intanto hai pagato con un paio di settimane d'ansia. Per quella, non c'è prevenzione che tenga. Lo studio scientifico pubblicato dal Washington Post sfata anche l'ereditarietà, che c'è, ma a percentuali bassissime; vero niente che la grandezza del seno sia più esposta; e la pillola anticoncezionale influsce solo quando è ad altissimo livello di estrogeni. Rarissima. Per chiudere la cinquina: non è vero che siano bassi i finanziamenti alla ricerca:sono più alti. Privilegio forse dovuto all'esclusività del seno femminile. Centro estetico e vitale. Forma mediatica e sacra. 

MAURIZIO BARUFFALDI
giornalista

 

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