La madre, alla ricerca di un mondo perduto

  • Orietta Cicchinelli-la madre

LIBRI. Dopo venticinque anni di giornalismo, una lunga gavetta tra cronaca e spettacoli, prima sulle pagine del quotidiano Il Messaggero, poi a L’Informazione e, da 15 anni a Metro, Orietta Cicchinelli pubblica il suo primo libro: la madre.  

Un punto di arrivo questo racconto lungo?
Spero, in verità, si tratti di un nuovo inizio. Ho pronto nel cassetto un romanzo, con incursioni di Vincenzo Cerami (che usava commentare via email i miei scritti), e un racconto, Hijo de Puta, sulla storia di un legionario.

Un piccolo traguardo l’ha già raggiunto: “la madre” sta andando bene nelle librerie Arion che lo distribuiscono!
Sicuro, soprattutto se si pensa che il libro l’ho scritto nel 2013, anno orribile per me: avevo perso a luglio Cerami, e a novembre mia madre. Due lutti da elaborare in fretta: io ho sempre avuto il senso della precarietà delle cose. Forse perché a sei anni avevo dovuto fare i conti con la morte di mio padre...

“La madre” nasce da un’esigenza privata che poi ha voluto condividere: perché?
Il racconto voleva essere un regalo di Natale per i miei fratelli: dovevamo passare la prima vigilia senza la mamma che ci faceva sentire molto questa festa. Poi, qualcuno ha deciso di mandarne una versione ridotta a un premio letterario on line, dove siamo arrivati finalisti. Dal web sono piovuti commenti entusiasti. Finché una giovane casa editrice, la NED di Pier Paolo Mocci, non mi ha proposto di farlo uscire dalla clandestinità. Ho accettato devolvendo i diritti d’autore al Protettorato S. Giuseppe di Roma che si occupa di mamme in difficoltà.

Armandina, la protagonista della storia, è una donna d’altri tempi, cresciuta in un paesino d’Abruzzo. Quanto è importante il senso delle radici oggi?
Vado fiera delle mie origini contadine! Per sapere dove si va è necessario conoscere da dove si viene, e io ne ho memoria. Da lì la mia forza, la capacità di risollevarmi a ogni caduta, anche la più rovinosa. E la madre è la terra dove ogni cosa ha inizio e fine.
Oggi tutti scrivono, pochi leggono: ha senso pubblicare ancora libri?
Sì, se serve a condividere fosse solo un’emozione.

METRO