Il reddito di cittadinanza Tanto bello, quanto impossibile

  • Maurizio Guandalini

Il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento  5 Stelle prevede 780 euro mensili per 9 milioni di persone. Spesa totale 17 miliardi di euro. Sullo spirito che anima la proposta ci siamo. Dare a tutte le persone, disoccupati e chi lavora ma prende un salario misero, un reddito dignitoso per vivere. E’ sacrosanto. Non dovremmo nemmeno star qui a discutere. Avviene in tutta Europa attraverso indennità di disoccupazione, sussidi e reddito minimo garantito. Rimane fuori l’Italia e la Grecia. Però, c’è un però. Ci siamo sullo strabismo da sempre: il nostro welfare ha comunque prestato più attenzione agli occupati attraverso le formule varie di cassa integrazione. Ma il problema da noi – e anche in Grecia dove, in comune, c’è un cursus honorem – è l’impatto. Siamo il paese dell’evasione fiscale e del lavoro nero: state pur certi che il reddito di cittadinanza diverrebbe “un piatto ricco mi ci ficco”.  Ci sarebbe l’invasione di quelli che ci sguazzano a vita. Invece di essere un provvedimento una tantum diventerebbe una semper. Non abbiamo abbastanza anticorpi per evitare i grandi danni. La riprova arriva dall’Isee e dalle certificazioni da nulla tenti, senza reddito, che hanno ottenuto prestazioni pur essendo benestanti, o  dalle pensioni di invalidità date a pioggia grazie a un sistema compiacente. Provate a simulare l’applicazione del reddito di cittadinanza. Molti si intascherebbero il salario e continuerebbero lavorare in nero. E si azzererebbe la minima fiammella di  trovare un lavoro. Ci ritroveremmo in casa dello Stato, in pianta stabile, una palla al piede dai costi esorbitanti.

Perché se per distribuire  80 euro a 10 milioni di italiani è prevista una spesa sui 7 miliardi è molto, molto, in difetto la cifra dei 17 miliardi per 9 milioni di italiani a 780 euro ciascuno. A occhio ce ne vorrebbero tre volte tanto, sui 60. Alcuni economisti propongono di abbassare la soglia del salario mensile a 380-400 euro. Ma comunque cambiando i fattori il risultato non cambia. Avremmo un esercito di assistiti che in particolari zone del centro-sud diventerebbe pericoloso. Andrebbe a scavare in realtà economiche e sociali ripiegate e arrancanti. Lo Stato così come è fatto oggi non è in grado di fare le cose per bene. Meglio proseguire con provvedimenti ad esempio come il job act che fa uscire dal precariato e da salari da fame molte persone. In aggiunta si dovrebbero dare aiuti, incentivi e detrazioni a chi ad esempio deve pagare un affitto di casa e al momento non ha un lavoro e lo sta cercando.

MAURIZIO GUANDALINI

Economista e giornalista

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