Scuola, siamo sicuri che il modello Europa funzioni?

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COMMENTI. La prima stesura del ddl sulla cosiddetta “Buona Scuola” prevedeva un ampio potere discrezionale per i dirigenti scolastici, che avrebbero potuto selezionare i docenti più coerenti con il progetto dell’offerta formativa attingendoli dai cosiddetti albi territoriali (art. 7, comma 2, ora a quanto pare stralciato dalla VII commissione della Camera). Molti hanno paventato che un simile metodo avrebbe potuto innescare meccanismi improntati ai favoritismi e alla selezione arbitraria. Il rischio è concreto, come posso testimoniare sulla base della mia esperienza di docente distaccato per due anni dal ministero degli Esteri presso una scuola internazionale in Germania, dove gli insegnanti erano divisi in due categorie: quelli comandati dai governi delle rispettive nazioni, e quelli reclutati a tempo determinato su base locale da parte dei dirigenti scolastici. Ebbene, pensate che i criteri per selezionare gli insegnanti del secondo tipo (cosiddetti “chargés de cours”) fossero sempre improntati all’imparzialità e al merito? C’è da dubitarne: spesso si trattava dei coniugi dei docenti già assunti o di parenti dei dipendenti dei principali referenti istituzionali della scuola stessa. E la maggiore qualità richiesta non era tanto il titolo di studio (laurea, abilitazione, dottorato) o la preparazione culturale, al punto che alcuni docenti non erano neanche abilitati, bensì la “customer satisfaction”, ossia il gradimento da parte delle famiglie. Tale gradimento non si basava certo sul fatto che il docente di filosofia conoscesse perfettamente la “Critica della ragion pura” di Kant o quello di matematica sapesse dimostrare impeccabilmente il teorema di Cauchy, bensì su fattori di carattere meramente pedagogico: saper gestire la disciplina delle classi, motivare tutti gli studenti anche a costo di abbassare il livello qualitativo delle lezioni in modo drastico. Si arrivava al paradosso, nella sezione italiana, che alcuni docenti insegnavano ai propri figli. E questo accadeva in un’istituzione internazionale, con dirigenti provenienti da vari Paesi europei. Immaginate che cosa potrebbe accadere in una qualsiasi scuola italiana.
TEODOSIO ORLANDO

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