Questa riforma va troppo di fretta

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ARGOMENTI. Si narra che il Buonarroti, mentre scolpiva il Davide, prendesse in giro un cittadino troppo saccente facendogli credere di tener conto dei suoi suggerimenti. Teneva nel pugno un po’ di polvere di marmo e la lasciava cadere ad ogni finto colpo di martello e scalpello. Anche Renzi tenta di persuaderci d'aver aggiustato qualcosa della sua Riforma, con polvere qua e là. Tuttavia la sua opera non è un capolavoro, e lui non è Michelangelo. Pare piuttosto quella gatta frettolosa del famoso proverbio che, nella furia di portare a compimento la gravidanza, partorisce figli ciechi. All’indomani di uno sciopero che ha visto in piazza centinaia di migliaia di persone “chiassose” e composte, allegre e colme di voglia di cambiare davvero, vivificate dall’esperienza della relazione con gli studenti e dal desiderio di poter fare meglio, Renzi costringe la VII commissione a un tour de force per accelerare ulteriormente la conclusione dei lavori, riunendola anche di sabato e domenica. Parole d’ordine? “In fretta” e anche “dritti fino al punto”. Quale punto? Che cosa muove a sì alta celerità questo Ddl? A chi giova cambiare per cambiare? Se Renzi pensa sul serio che gli italiani siano disposti a credere che il sistema di formazione sia causa della disoccupazione sbaglia e rischia di perdere eventuali elettori. Tanta fretta non ha motivo (oppure ci sfugge), mentre la massa che chiede ascolto vede continue disconferme alle proprie aspettative. Ormai al premier non interessa più neanche convincerci della “bontà” del suo ddl: ciò che urge è la sua “rivoluzione”, perché, come diceva il Gattopardo, “affinché niente cambi, tutto deve cambiare”.
ALGA FRATINI

 

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