Lettera aperta al sottosegretario Faraone

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On. Sottosegretario Faraone,

sono tra i tanti che si spendono per difendere i pregi e migliorare i difetti dell'istruzione pubblica. E come i miei colleghi, per quanto mi sarà possibile, non desisterò da questo impegno.

Stamattina, leggendo l’intervista rilasciata su Metro, a Stefania Divertito, ho avvertito una profonda amarezza nel constatare come le sorti della Scuola pubblica statale, purtroppo, siano nelle mani di persone che non sanno bene di cosa parlano. Autonomia scolastica? Centralità dello studente? On. Faraone, mi perdoni, ma Lei usa espressioni che evidentemente non conosce.

L'autonomia scolastica esiste già, da quasi vent'anni, ed è quella assegnata agli organi collegiali. Quella che Lei e il Governo proponete è un'autonomia direttiva, monocratica (del dirigente) o tutt'al più oligarchica (del Consiglio d'istituto). Questa modifica dirigistica dell'autonomia scolastica, voluta per motivi poco rassicuranti, si ripercuoterebbe negativamente proprio sulla centralità dello studente; che significa, in primo luogo, centralità degli alunni nelle metodologie di insegnamento e di apprendimento.

LEGGI L'INTERVISTA RILASCIATA DA FARAONE A METRO

Se i docenti italiani saranno scelti e confermati sulla base di un giudizio monocratico o oligarchico (non immune, in entrambi i casi, da pericolosissimi profili di conflitto di interesse e di opacità), se saranno collocati in albi regionali alla mercé di una selezione soggettiva e arbitraria, verranno meno i presupposti per i quali gli alunni apprendano e si formino in un ambiente libero, sereno e fecondo. Ed è questo il loro primo diritto. E' questa la loro “centralità”.

Sono certo che Lei è perfettamente in grado di capire queste contraddizioni e questi gravi pericoli, e sono convinto che se solo per un attimo, dismessi gli abiti di chi deve mostrarsi sicuro di sé e di ciò che propone, se solo per un momento provasse a capire che l'impellenza politica di far approvare una riforma a tutti i costi produrrebbe effetti devastanti - mi creda - sul delicato e certamente perfettibile assetto della scuola italiana, ecco, io confido che si fermerebbe a riflettere e si chiederebbe che cosa ne sarebbe di quell'autonomia scolastica e di quella centralità dello studente se il Ddl venisse approvato.

Da domani continuerò a spendermi, assieme ai miei colleghi, per la nostra battaglia culturale, per far valere le ragioni di chi vive ogni giorno a scuola e per la scuola. Ma oggi, prendendomi una pausa e usandoLe un riguardo che altri forse mi rimprovereranno, voglio affidarmi al Suo senso di autocritica e Le chiedo se davvero si rende conto di ciò che state per fare.

GIULIO IRACI

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