L'allarmismo non è un gioco

  • Maurizio Guandalini

S i va bene, Expo, esposizione internazionale, 200 mila visitatori al giorno, trionfi e lodi ma il primo maggio le telecamere  trepidavano per i misfatti che, nel pomeriggio, avrebbero provocato i black bloc nel centro di Milano. Già i presupposti li avevamo colti il 30 aprile quando, in una minuscola manifestazione studentesca per le vie di Milano, forti degli slogan No Expo (chissà perché ragazzini di 14-15 anni devono urlare a squarciagola No–Expo, non comprendiamo i motivi) fungeva da utile idiota  dei primi atti di vandalismo paranoico di un gruppo di incappucciati che imbrattavano banche e negozi. E tutto sotto gli occhi delle telecamere che riprendevano, a qualche centimetro, gli imbrattatori nullafacenti mentre pennellavano le vetrine. Ci mancava che li mettessero in posa. Non pensate che questi guastatori fossero ignari di avere gli obiettivi puntati contro (ricordo la prima della Scala, nel dicembre scorso, con i giornalisti, durante la diretta tv,  impegnati a intervistare quattro teppisti urlanti che si agitavano davanti alla telecamera). Anzi ci contavano e hanno sfruttato, a costo zero, il terrazzato con vista mozzafiato. L’occupy televisiva fuoco e fiamme ha pompato nel mondo la solita Italia improvvisata che non riesce a reprimere quattro bulletti. Però si  dimentica che questi malati sono un fenomeno globale, organizzato al centimetro, che fa danni ovunque -  recentemente a Francoforte -, in occasione di palcoscenici mondiali.

Financial Times, El Pais, The Guardian, la stampa estera, il giorno dopo l’inaugurazione di Expo, ha “goduto”  dipingendoci con toni folcloristici (dimenticando che dalle loro parti è avvenuto di peggio). E noi gli abbiamo dato una  mano. Il primo maggio, gli scontri a Milano erano in diretta tv, con inviati in mezzo a lacrimogeni e  bombe carta. Nel pomeriggio da Sky passando per Rai News 24, quindi Tgcom e a seguire tutte le edizioni dei principali tg e i siti internet (in diretta live) erano zeppe di foto e video  del caos milanese. In un modo sfacciatamente spropositato rispetto a quello che poi è accaduto. Siamo in un girone di schizofrenia pura: dopo i preveggenti  strilli di un Expo zoppo, «non ce la fanno a terminare», il piatto ricco mi ci ficco dei black bloc. Non vogliamo sminuire i fatti avvenuti in quella via di Milano (dove il giorno prima gli abitanti erano stati preallertati) ma rivendichiamo le giuste proporzioni: pareva che il capoluogo lombardo e l’Expo fossero ostaggi del caos. L’allarmismo non  è un gioco, va usato con cura.
MAURIZIO GUANDALINI
giornalista ed economista

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