Lavoro, un Paese che tassa ancora troppo

  • Massimo Blasoni

Al netto della “narrazione” cara al premier Renzi, in Italia il carico fiscale sul lavoro non accenna a diminuire. Tra il 2013 e 2014 è addirittura aumentato del +0,4%, toccando il livello record del 48,2% rispetto al costo del lavoro: significa che quasi metà di quanto gli imprenditori pagano per le buste paga dei lavoratori se ne va in tasse e contributi sociali. La nostra elaborazione degli ultimi dati Ocse dimostra come l’Italia sia l'unico grande Paese europeo che registra una crescita consistente del cuneo fiscale. Quest’ultimo, infatti, diminuisce in Francia (-0,4%) e Regno Unito (-0,3%) mentre resta sostanzialmente invariato in Germania (+0,1%) e Spagna (0,1%). 

La pressione fiscale per i lavoratori si è effettivamente ridotta soltanto per alcune fasce di popolazione, in particolar modo per i single a basso reddito (il calo è compreso tra il -2,3 per cento e il -2,5 per cento) e le famiglie con due redditi (con una riduzione tra il -0,6 per cento e il -0,7 per cento). Risulta invece in aumento per le famiglie monoreddito con figli (+0,5 per cento) e i single con reddito medio o sopra la media (rispettivamente +0,4 per cento e +0,5 per cento). Ne consegue che il bonus fiscale degli 80 euro deciso dal governo Renzi ha paradossalmente prodotto effetti distorsivi, colpendo quanti sono costretti a mantenere una famiglia con un solo stipendio.

Rispetto poi al 2009, l’unica categoria che si è vista diminuire il cuneo fiscale è quella dei single a basso reddito (-1,1 per cento senza figli e -0,2 per cento con figli) mentre le famiglie monoreddito con figli hanno subìto un aumento (+2,1 per cento) superiore a quello per i single a reddito elevato (+1,8 per cento) e medio (+1,4 per cento). Vengono insomma penalizzate proprio quelle famiglie che invece andrebbero aiutate.
Questi dati dimostrano come il nostro Paese continui a tassare troppo, e spesso più di tutti gli altri, i fattori produttivi e il lavoro in particolare. E mentre si continua a discutere di uno spostamento della pressione fiscale dal lavoro ai consumi, la pressione su questi ultimi è al contrario aumentata grazie all’innalzamento delle aliquote Iva (e probabilmente crescerà ancora) mentre non è diminuita e si è in alcuni casi inasprita quella sul lavoro. Esattamente il contrario di quanto ci viene raccontato dal governo.
MASSIMO BLASONO, presidente Centro studi Impresa Lavoro 

 

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