Sulla riforma della scuola ascoltiamo davvero i docenti

  • GIAMPAOLO ROIDI

Per una riforma portata a casa da Matteo Renzi con molti malumori parlamentari ma assai poca partecipazione popolare (sia pro, che contro), ce ne è un’altra che per ora non sembra aver interessato più di tanto deputati e senatori, e che invece si annuncia tema di divisioni e discussioni di piazza. Una legge elettorale e una nuova organizzazione della scuola non sono comparabili, certo, quanto a popolarità. Eppure la sensazione è che il metodo adottato dal governo del premier sarà un po’ lo stesso: questa è la nostra idea, si discuta, rapidamente, poi si proceda, il Paese chiede riforme, non dibattiti infiniti, meglio una cattiva riforma, magari con voto di fiducia, che nessuna riforma.

Il fiuto politico di Matteo Renzi non teme confronti, sull’Italicum ci ha preso: da ieri sera gli italiani hanno una legge elettorale chiara, altamente premiante (forse troppo, attendiamo i giudizi di Consulta e Quirinale) per chi prende più voti, e pace per le minoranze che protestano, fuori e dentro il Pd, per i capilista bloccati, il calcolo dei voti o dei resti, soglie e apparentamenti. Una riforma ho promesso e una riforma ho prodotto, dice Renzi, pazienza se imperfetta, alla gente e all’economia interessano governi stabili che facciano le cose che annunciano. Partita vinta a tavolino. Nessuno stamattina  scenderà in piazza contro l’Italicum, a parte forse qualche comitato referendario più o meno invisibile.  

Sulla scuola, invece, il presidente del Consiglio farà bene a discutere un po’ di più e un po’ più convintamente con chi la scuola la fa o la vive tutti i giorni, insegnanti, studenti, famiglie. Che oggi in piazza ci andranno, in molte città. La sensazione – pronti a ricrederci - è che saranno tanti, tantissimi, uniti – professori e studenti, sindacati e associazioni – come raramente in passato. Alcuni passaggi di questa riforma non piacciono, non tutto il testo del disegno di legge. Il passaggio sul potere ai dirigenti scolastici, sui criteri di valutazione dei meriti e dell’aggiornamento dei docenti. Non piace la sottovalutazione del tema salariale, e nemmeno questo reiterato do ut des: assunzione dei precari in cambio di un sì tombale e senza emendamenti a #labuonascuola.

Non vediamo gufi tra i banchi, né supporter dello status quo: tutti vogliono aggiornare e potenziare la pubblica istruzione (quella privata se la passa già meglio). Ma molti, oggi li conteremo, chiedono una riforma ampiamente condivisa. Gentile presidente, non ascoltare una manifestazione così importante sarebbe stavolta, più che una vittoria a tavolino, una sconfitta sul campo.

GIAMPAOLO ROIDI

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