Scuola, altri flash mob contro #labuonascuola

A dieci giorni dal grande successo del flash mob che ha portato migliaia di docenti a manifestare silenziosi nelle piazze italiane, l'evento si ripete, ma stavolta in altra forma. A Roma, Milano, Napoli, Palermo e in altre 100 città, i docenti hanno escogitato un nuovo modo di farsi sentire e dire a tutti che questa riforma proprio non va. Stavolta però li hanno seguiti le famiglie, le tante che hanno letto il Disegno di legge e sono preoccupate per le sorti della Scuola pubblica. Hanno recitato gli articoli della costituzione violati, si sono concesse un selfie assieme a migliaia di docenti accorsi nelle piazze. Perché – ecco la trovata – l'importante non è gridare, non è rispondere per le rime a ricatti e promesse cui ormai non crede nessuno. Ciò che conta, semmai, è esserci, manifestare, mostrarsi in pubblico, chiedere dignità.

È questo che sta accadendo, in oltre 100 piazze italiane, alla presenza di migliaia di docenti. Ed è questo che accade a Roma, in Piazza Montecitorio, simbolo di democrazia e luogo in cui si profila un iter del Ddl a colpi di maggioranza. Senza ascoltare nessuno, neanche i deputati del partito di Renzi.

“La nostra voce si eleva dal silenzio, rappresentazione esemplare della cultura, dell'arte e della civiltà che ci contraddistingue nel mondo. Siamo il popolo della scuola statale che lotterà con tutte le energie perché uno dei cardini del nostro paese non venga distrutto da una riforma deforme e informe!”, scrive Margherita Franzese, una delle principali coordinatrici del selfie mob e organizzatrice della manifestazione svoltasi a piazza Montecitorio. È riuscita a riempirla sino all’inverosimile, oltre 2000 persone, segno che le proteste che partono dal basso e vengono portate avanti col cuore sono destinate ad avere successo senza l’appoggio dei partiti, sindacati, tv ed ogni altro riflettore. Una lettura corale degli articoli 3, 34, 21 e 97 della Costituzione con la musica di Bach in sottofondo. Un’atmosfera unica, un modo unico di comunicare il proprio dissenso.

Domani sarà anche la giornata in cui tutti quei docenti che non si riconoscono in alcun sindacato parteciperanno numerosi, dietro lo striscione “La vera scuola gessetti rotti”, un movimento nato dal nulla, in rete, e che in poche settimane ha raccolto consensi a cinque zeri. La petizione contro la chiamata diretta è una delle tante iniziative ed è ancora aperta: 84.000 firme.

 

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