Quell'Inno all'Expò un errore grave

  • L'opinione

Capisco che far pronunciare la parola “morte” a dei ragazzini  nel bel mezzo di un’iniziativa di festa, non è politicamente corretto. Sono i nostri figli ecome cantava Battiato: “…. li proteggiamo dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che incontrerai per la tua via….” . Anche a costo di rottamare la nostra storia e quella dei nostri padri, che la parola “morte” l’hanno  innalzata per più di un secolo a grido doloroso d’amore e di battaglia e su di essa vi hanno costruito quel futuro di libertà di cui le generazioni attuali stanno   beneficiando. “Siam pronti alla morte” dice il nostro Inno nazionale, rivendicando ed esaltando il coraggio di tanti, di molti, uomini e donne che hanno sacrificato le loro giovani vite risorgimentali e resistenziali per  un paese migliore, dove far vivere in pace i loro discendenti. “Siam pronti alla morte” cantava la “Piccola vedetta lombarda”, il “Tamburino sardo”, i fratelli Bandiera, Carlo Pisacane i ventenni delle bande partigiane caduti sotto il piombo dei nazisti. Siam pronti alla morte come monito, orgoglio, coraggio. Cambiare l’inno di Mameli all’Expò, anche soltanto nella parte dove si pronuncia quella parola, è stato un errore. È buonismo da operetta, rinunciare a trasmettere ai nostri figli il valore del sacrificio, della patria, della giustizia e della libertà, che non è una condizione  data o un dono elargito , ma una conquista, pagata a caro prezzo dai nostri progenitori e dai nostri fratelli che oggi ci chiedono soltanto di non dimenticare. Anche se è festa, anche se è Expò.

UMBERTO SILVESTRI, MANAGER DELLO SPORT

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