Non è solo uno sciopero Scuole, l'ora delle proposte

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SCUOLA Una cosa ormai è certa. Lo sciopero di martedì 5 maggio non sarà la protesta dei sindacati, una parata di politici, e nemmeno una cifra contesa tra organizzatori e questura. Sarà uno sciopero come non si vede da tempo. Si capisce da tante cose. Chi a scuola ci va tutti i giorni lo ha capito. Sarà prima di tutto lo sciopero degli insegnanti, di chi lavora nella scuola e per la scuola. E proprio per questo sarà un evento trasversale, colorato. E propositivo. Perché un minuto dopo, anzi un minuto prima, i manifestanti lanceranno proposte concrete per fare meglio, molto meglio, quello che gli autori del Ddl “La buona scuola” farebbero peggio, molto peggio. I primi a mettersi in gioco saranno proprio i docenti.

E lo faranno per migliorare dove c'è da migliorare, potenziare dove c'è da potenziare, e correggere dove c'è da correggere. Gli insegnanti chiederanno di essere gli interlocutori di una riforma scritta per la scuola e dalla scuola. Sarà una dimostrazione di forza e lucidità: le qualità di chi crede nella propria professione e, per salvaguardarla, è disposto a discutere e mediare, ma non a cedere.

Tanti gli appuntamenti in tutta Italia, tra le 9 e le 10. Poi si parte. Uniti. Aosta, Milano, Bari, Cagliari, Palermo, Catania. Città e città. A Roma l'appuntamento dei docenti senza sindacati e riuniti sotto lo striscione “La vera scuola gessetti rotti” è alle 9 e 30 davanti alla basilica di Santa Maria degli Angeli, in Piazza della Repubblica. Saranno in tanti. Tanti.
Stavolta i docenti italiani ci mettono loro stessi. E dimostreranno a tutti qual è la vera scuola.

GIULIO IRACI e TONY SACCUCCI

Tutte le sigle in piazza
Era dal 30 ottobre 2008, dai tempi della riforma Gelmini, che non scendevano in piazza tutte le sigle. Gli obiettivi? Al centro della protesta la riforma del Governo che concentra tutti i poteri dell’autonomia scolastica sul dirigente, svuota lo spirito di collegialità e introduce il divieto di stipulare contratti per più di 36 mesi con il rischio di espulsione in massa dei precari. Sui precari, i sindacati chiedono lo stralcio delle assunzioni dal Ddl “La Buona Scuola”, così da poter procedere con un decreto all’immissione in ruolo.

METRO

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