Le novità ci spaventano

  • Maurizio Guandalini

Questioni di format, di caste brizzolate, assenza di ricambio. Di alternative che non ci sono. Il vecchio che resiste, il nuovo che si è perso. Il cambiamento atteso e le rendite di posizione. Sono scenari, e travagli,  che in Italia si sentono di più che altrove. In ogni settore. I giovani che non leggono i giornali e non guardano la tv. Bingo!, Mentana, direttore del tg de la7, quando ha detto che si tratta di prodotti fatti da sessantenni per i sessantenni. Le redazioni sono quelle, chi dà le dritte, chi dirige ha una cultura informativa novecentesca. Molti giornali, e giornalisti, ‘vivono’, non per il pezzo che scrivono su carta ma perché stazionano in tv.  Se poi giornali e tg, si strafogano di politica, di una politica di scalmanati e ‘scienziati’, capite perché i giovani se ne stanno alla larga. Camminiamo con modelli passatisti, rigidi. Tanto  che la più lieve idea, che esce dal seminato, o dagli steccati in uso, crea stupore, viene derisa e via discussioni degli editorialisti canuti e pluridecorati, all’affaccio del primo talk,  su dove andremo a finire: richiamo all’ordine, urge rimettersi sulla retta via. Ha scritto Cerri, su Metro, il clamore suscitato dall’idea di un trentenne, segretario del Pd, di omaggiare, con un biglietto dell’Expo,  chi si iscrive al partito. Lancia in resta dei malpancisti  custodi della tradizione, gli intellettuali concentrati “sul dove andremo a finire?”.

Se la politica è trattata con untuosa sacralità di comodo, se il linguaggio, se il pensiero retroscenista è intriso di quella presunzione arrogante che avvolge, e conserva, la nostra vita, ovunque, dai giornali al lavoro alle professioni, con il signorotto di turno che ci spiega qual è la retta via, staremo, sempre qui, a raccontarci un paese da Fifa e Arena. Serve scuotersi, rischiare, sperimentare, farsi largo. Ovunque. Ad esempio, per stare ai giornali, la free press, la stampa gratuita, come Metro e altri, è  un tentativo di cambiamento. Articoli brevi, efficaci, gerarchia diversa delle notizie. Una stampa popolare, non populista. Di diffusa fruibilità. Ma che fatica passare da semitono a tono! In Italia c’è  bisogno, per ogni cosa che fai, del certificato di idoneità. La free press (milioni di lettori ogni giorno) è vista come il fratello povero del giornalismo ‘grandi firme’. Free press è un  giornalino o un giornaletto. Mai giornale.  Quasi assente in tv e con la pubblicità, e aziende, diffidenti, ancora affezionate a vecchi modelli. Le novità, da noi,  spaventano. Per troppi la conservazione è l’unica garanzia di sopravvivenza

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