Maria Ines Colnaghi spiega l’Airc e la sua lotta al cancro

  • Salute/La lotta contro il cancro

ROMA «Nel 1965 il problema cancro era un problema ancora senza soluzione perché la mortalità era molto vicina al 100%. Non c’era l’informazione di oggi per cui si continua a parlare di prevenzione, prevenzione, prevenzione. Tutto questo non esisteva semplicemente perché non si sapeva nemmeno bene cosa fosse il cancro».

Inizia così il racconto di Maria Ines Colnaghi direttore scientifico dell'Airc, l'Associazione italiana per la ricerca contro il cancro, nata negli anni Sessanta per tentare di rispondere alle mille domande di cura e di speranza e per frenare l'avanzata del male del secolo.

E dopo 50 anni di vita, l'avventura continua anche attraverso i ricordi di una donna che nella parola ricerca ci crede alla lettera: «Negli Usa erano cominciati da pochi anni i primi studi per cercare di conoscere meglio la malattia e iniziavano a prender forma i primi grandi progetti oncologici. Nasce così nella mente di un piccolo gruppo milanese l’idea di poter fare anche in Italia una raccolta di fondi per la ricerca, aiutando l’Istituto dei Tumori allora chiamato il “lazzaretto” perché i malati ci andavano a morire».

«In questo contesto - prosegue - inizia l’attività di Airc che fin da subito fu capace di raccogliere somme di tutto rispetto coinvolgendo molti personaggi della Milano imprenditoriale. Anno dopo anno grazie alla lungimiranza di scienziati come Umberto Veronesi e Giuseppe Della Porta e alla Presidenza  di Guido Venosta, è cresciuta diventando una realtà presente in tutto il territorio con 17 comitati regionali, 20 mila volontari e 4 milioni e mezzo di sostenitori». 

LUISA MOSELLO

 

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