I falsi dogmi del Vietnam

  • Osvaldo Baldacci

Il 30 aprile di 40 anni fa finiva la Guerra del Vietnam, il conflitto cui è stata data maggiore valenza simbolica negli ultimi decenni. Tradendo però la possibilità di un giudizio storico sereno. Premesso che ogni guerra è orribile e che lì come altrove tutte le parti in causa hanno compiuto atrocità, e senza pretesa di completezza e di sistematicità, provo a buttare là qualche riflessione tanto per incrinare un dogma che mi appare fasullo. La Guerra del Vietnam ha assunto particolare importanza perché è stata il conflitto con il maggior coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, ma se non fosse per questo non sarebbe che uno dei tantissimi conflitti di quell’epoca, tutti molto sanguinosi. Sul campo si è trattato senz’altro di una guerra feroce anche perché era allo stesso tempo  ideologica, civile, nazionalistica e combattuta su un terreno pazzesco. Però quella guerra non è stata più feroce di altre, anche se la scala dei mezzi usata era proporzionata alla partecipazione di una super-potenza e al coinvolgimento di altre due (Urss e Cina) dietro le quinte. E chiaramente gli americani non erano i cattivi e i vietnamiti i buoni.
Il Vietnam dopo la guerra è peggiorato
Gli Usa invece hanno sconfitto l’Urss
E se anzi tutto sommato avessero avuto ragione gli Stati Uniti? Se il loro coinvolgimento non fosse stato un arbitrio imperialista ma una mossa strategica per arginare il comunismo? In fondo la storia dice che se ci fu un errore fu quello di sopravvalutare l’importanza strategica di quel quadrante, e poi quello di perdere, segnandosi con l’immagine di una disfatta. Ma il confronto della Guerra Fredda esisteva, era durissimo e giocato ad ogni latitudine. Che alla fine abbia vinto l’occidente e perso il blocco comunista è ritenuto da quasi tutti un indubbio bene. Da parte sua il Vietnam dopo la guerra è stato meglio o peggio? La storia dice molto peggio, con un regime fortemente repressivo, una gravissima crisi economica, e l’implicazione in ulteriori sanguinose guerre con i vicini (Cambogia e Cina). Semmai quella guerra ha avuto un valore maggiore nell’immaginario occidentale che per i risultati concreti. La verità è che la guerra gli americani l’hanno persa in casa, e l’hanno persa di fronte a un’opinione pubblica che - a parte le star  - nei grandi numeri non aveva necessariamente ideali pacifisti, quanto piuttosto isolazionisti e soprattutto di opposizione al servizio di leva e qualche volta alle istituzioni. La Guerra del Vietnam ha valore anche perché si è intrecciata con una generazione sessantottina assai impattante, ma che forse si può anche dire che aveva torto su molto, Vietnam compreso.

OSVALDO BALDACCI
giornalista
lettere@metroitaly.it

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