Ma su Internet quanto vale la reputazione

  • Maurizio Guandalini

Circola un emendamento che vuole estendere ai blog la diffamazione a mezzo stampa.  E’ eccessivo? Si, no chissà. L’unica domanda che mi viene è: la piazza di internet (in particolare il rione dei Social) va bene così com’è? La vulgata comune è che su internet c’è di tutto. Prendere o lasciare. Quante volte sentiamo, per affermare la veridicità, di una notizia l’esclamazione: l’ha detto quel sito, l’ho letto su quel blog. Allora, come  si fa sapere se una informazione vale  oppure no? Qual è il filtro? Dove sta il confine tra la critica, l’opinione e l’insulto? La sanzione pecuniaria e penale potrebbe accrescere il valore, e la veridicità, di quello che si trova sulla rete. In caso contrario dovremmo rassegnarci  alla spazzatura e navigare a vista. Si sa, l’andazzo, sulla piazza dei social, soggetto molto individuale,  è che ognuno dà valore a quello che gli fa comodo. Io sui social non leggo una riga di commenti che mi riguardano.  Tengo dei blog ma sono ligio nel tener distinto lo sfogatoio dall’insulto facile: solo opinioni e commenti meditati. A volte i miei avvocati mi chiedono di lavorare:  mi segnalano robaccia,  da denuncia,  insulsa e volgare. Per me il discrimine è questo. La critica: Guandalini non è capace di scrivere perché non sa l’italiano. Tutto spiegato per benino.  Ci sta. L’insulto: ma chi ti paga, ma chi ti fa scrivere, analfabeta, vai a scuola, ecco  che un pensierino di prendermi la macchina nuova mi viene.  Dipende, come ricordavo prima, dal soggetto, dalla persona, dal valore che si dà a quello che gira.  Chi è personaggio pubblico deve anche farsi la scorza, alzare le spalle e via: io dico  <<ma chi se ne frega>>, piuttosto che prendano delle pastiglie, meglio la randellata sui tasti del pc.  Ciò non vuol dire, però, che vi sono questioni più delicate, passaggi pericolosi, dei rovina reputazione di professione (quello che è su internet, rimane!).  Mi è piaciuto il ragionamento di Fabio Fazio a <<Che tempo che fa>>, su Rai 3   che, parlando di Periscope, la nuova diavoleria che fa dirette con il cellulare, si è chiesto se non c’è una via di mezzo tra la rigida tutela dell’immagine fatta attraverso carte bollate (ad esempio il pubblico e gli ospiti delle trasmissioni tv devono firmare una liberatoria) e il free totale, via telefonino che ‘permette’ di rubare immagini senza alcun consenso. Il divario digitale, oggi, è direttamente proporzionale  al senso di  misura nel suo utilizzo. La libertà individuale deve esistere finché non impone, ferisce e danneggia gli altri.

MAURIZIO GUANDALINI, giornalista ed economista

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