Attenzione a quello che pubblicate

  • Alessia Chinellato

C’è chi posta su Facebook la foto della macchina rubata e le condivisioni sono talmente tante che il ladro la restituisce. C'è poi il noto politico che vede il proprio profilo oscurato per 24 ore per aver scritto “zingaro”.

C’è poi lo spacciatore che si incastra da solo, pubblicando una sua pic steso su mazzette di soldi che confermano agli attenti inquirenti di essere sulla pista giusta. Una mamma negli Stati Uniti ha recentemente mostrato le foto del proprio figlio nato senza naso, per sensibilizzare la società sull’argomento. 

Facebook le ha oscurate, salvo poi riammetterle sul web.

Con il naufragio nel Mediterraneo il web si è scatenato. I commenti alle notizie sono stati di diversa natura. Alcuni molto forti. C’è chi si firma e chi no. E’ il caso, ad esempio, di un gruppo musicale, che criticando un articolo su un blog  -poi rimosso – ha scatenato reazioni talmente indignate da far escludere la band dal concertone del primo maggio a Taranto.

A nulla sono valse le scuse, con altri post. La rete non perdona nessuno. Ne sa qualcosa una nota giornalista che ha pagato molto caro un proprio tweet contro un pilota di formula uno, tanto da essere sospesa per qualche giorno dall’emittente per la quale lavora. 

Quale sia il leitmotiv che spinge il social di turno a oscurare o meno alcuni contenuti non è ben chiaro, allo stato. Molto sta nella viralità di quanto viene messo on line, cioè nella reazione pubblica che la news riscuote. 

In questi gironi infernali del web brulicano però anche molti fake, ovvero persone che non si palesano con la propria vera identità, ma si nascondono dietro profili falsi. 

Dante li avrebbe collocati nella decima bolgia dell’ottavo cerchio dell’inferno, sfigurati. 

Perché manomettono la loro vera natura, potendo così attaccare impunemente il vip di turno o formulare giudizi pesanti e ingiuriosi verso persone o situazioni particolari. Alcuni blog non permettono commenti, a meno che non siano previamente moderati. 

A parte ogni dietrologia, dietro l’algoritmo che sceglie cosa sia pubblicabile e cosa no, ci vorrebbe una persona capace di giudicare il contesto e decidere se rimuovere o meno i post ex ante; ma questo è impensabile, vista la mole di contenuti che viene diffusa ogni giorno sui social network.

Attenti, comunque, a quello che postate: la responsabilità digitale esiste ed è sanzionata. Non si può rimestare impunemente nella vita di qualcuno, eccitati dalla frenesia globale della condivisione. C’è sempre un modo per rintracciare il vostro indirizzo IP, cioè via e numero civico di chi siete e dove vi trovate. 
ALESSIA CHINELLATO

 

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