Il Jobs Act dà frutti ma è zuffa sui numeri

  • Michele Caropreso

L'OPINIONE Adesso è Poletti a fare il prudente, mentre un apprezzamento arriva addirittura dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In visita a Zagabria, il Capo dello Stato ha commentato a caldo gli ultimi dati sull'occupazione in Italia - un saldo attivo di 92.000 occupati nel raffronto entrate-uscite di marzo 2015 - pubblicati giovedì dal ministero. «Sono dati incoraggianti - ha detto Mattarella -. Naturalmente sono dati ancora iniziali. E bisogna prenderli con cautela. Però sono dati che incoraggiano la fiducia, cosa essenziale».
Cosa ha portato il nuovo inquilino del Quirinale a prendere posizione su una materia così delicata come il mercato del lavoro? Probabilmente il fatto che quelli relativi alle comunicazioni obbligatorie di marzo 2015 sono i primi numeri ufficiali che riguardano un mese, marzo 2015 appunto, in cui l'ormai famigerato Jobs Act era finalmente in vigore. Dopo mesi di parole, promesse e accuse, si può cominciare a ragionare su dati reali. E allora vediamoli, questi dati. A marzo le attivazioni dei nuovi contratti di lavoro nel complesso sono state 641.572, a fronte di 549.273 cessazioni. Il saldo attivo è di oltre 92.000 unità. I contratti a tempo indeterminato attivati sono stati 162.498 (quasi 54.000 in più su marzo 2014) a fronte di 131.128 contratti cessati. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato quindi, quelli per i quali è prevista la decontribuzione triennale dalla legge di stabilità, hanno avuto un saldo attivo di oltre 31.000 unità.

A marzo 2014, mentre il saldo complessivo di tutte le tipologie contrattuali era stato positivo per oltre 61.000 unità (620.032 attivazioni a fronte di 558.366 cessazioni) era stato invece negativo per i contratti a tempo indeterminato (36.000 in meno, con 144.839 cessazioni a fronte di 108.647 attivazioni). Dati che confermano l'andamento già riscontrato a gennaio e febbraio.
E tra il ministro Giuliano Poletti che parla di dati «da prendere con cautela, si tratta di contratti di lavoro e non di nuovi posti di lavoro» (ma gode) e il leader della Cgil Susanna Camusso che parla di «dati da ufficio propaganda» (ma “rosica”), continua senza esclusione di colpi la guerra fredda sui numeri del mercato del lavoro italiano. Alla prossima puntata.

MICHELE CAROPRESO
Giornalista

Articoli Correlati
Michele Caropreso

Jobs actIn frenata

Secondo Michele Caropreso modetsi per ora gli effetti della riforma del lavoro
Michele Caropreso

Lavoro, corto circuitodei dati Istat

L'Opinione di Michele Caropreso
Michele Caropreso

Per i giovani poche garanzie

Secondo Caropreso parlar male di Garanzia Giovani è diventato ormai come sparare sulla Croce Rossa