Per Giovanni Lo Porto l'onta di un'aula deserta

  • Claudio Camarca

L'OPINIONE Bisogna averci una gran faccia di bronzo. Per abbandonare il posto di lavoro mentre si ricorda Giovanni Lo Porto rapito dai barbuti mussulmani e ammazzato da un drone Made in USA. Certo, le giornate si allungano, il sole chiama la passeggiata e in Parlamento ci sarebbe da lavorare ventre a terra perché l'Italia è alla canna del gas, i migranti annegano in mare e c'è pure il maledetto terrorismo fondamentalista che minaccia Sua Santità. Tutte cosucce da rimandare a domani. Figurarsi cosa gliene impipi al nostrale deputato di sedersi e prendere appunti e riflettere sul da farsi. Davanti alla possibilità di raggiungere la famiglia, o l'amante, o gli amici per il fine settimana nel collegio elettorale di appartenenza. Tra una sagra al cinghiale e l'aperitivo al tramonto. Erano una trentina, i sopravvissuti alla diaspora. Un'aula deserta che i borborigmi riecheggiavano come nemmeno al Grand Canyon. Avversari politici, improvvisamente riuniti attorno al italico motto mussoliniano: Me Ne Frego! Pure quelli appena arrivati, i grilli che sembran tante cicale, mimetizzati tra le facce impunite di chi fa la bella vita e rincorre una telecamera, un microfono, un palcoscenico qualsiasi per potersi esibire.  

Quanto accaduto a Giovanni dovrebbe richiamare attenzione. Magari muovere a pietà. Una vita umana che si perde. Una persona che mette in gioco se stesso per aiutare e servire. All'interno di una guerra mondiale determinata da iniquità economiche, bestemmie in nome di Dio, politiche egocentriche erette sul proprio ombelico. Invece: niente, no, nisba. I parlamentari c'hanno da farsi il weekend lungo coi famigli. Che poi. In verità. 'sti disgraziati non sanno un cacchio. Del IS, Boko Haram, la Fitna, la situazione libica, i campi per i profughi, il costo del petrolio e le riserve di tantalio. Berciano mezze frasi orecchiate via radio. Parole tronche sussurrate da addetti stampa genuflessi come schiavi adoranti. In generale, sono i peggiori tra noi. Uomini e donne senza qualità, ma privi, off course, della grandezza decadente rappresentata da Musil. Hanno la coscienza di un'ostrica, e si chiudono a riccio nella rispettiva insipienza in modo da non dare a vedere. A me piacerebbe chiedere ai partiti di tentare un scatto, di essere rappresentato in Parlamento da figure cui tendere, per migliorare me stesso, per poter guardare con fiducia ai miei figli. Il nostro futuro sembra invece un binario morto. Delineato da ignoranti protervi con problemi mai superati intorno alla consecutio temporum.

CLAUDIO CAMARCA
Regista e scrittore

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