Cuffari e Iraci: “Le ragioni dello sciopero”

  • Scuola/Lo sciopero del 5 maggio

ROMA Cari lettori, in questi giorni, come sapete (o forse no), è in discussione in Parlamento un importante disegno di legge sulla scuola. Chi l’ha scritto ne ha fatto uno strumento di propaganda, e per limitare il dissenso di chi a scuola ci lavora, l’ha vincolato all’assunzione di centomila docenti. Qualcosa però si è messo di traverso: i docenti.

È di sabato scorso la notizia che i principali sindacati della scuola hanno deciso di manifestare uniti, come non accadeva da anni, per evidenziare i pericoli della riforma.

Il Governo ha subito reagito dicendo che lo sciopero è indice di ingratitudine e conservatorismo, ed è quello che vogliono far credere anche a voi.

Ma le cose non stanno così. Noi docenti non neghiamo che in quel ddl ci siano dei buoni intenti. Ma scrivere una riforma della scuola senza conoscerla procurerà, come in passato, danni gravissimi, fino alla violazione dei diritti costituzionali.

Ecco perché ci rivolgiamo a voi. Perché sappiamo che voi, la scuola, la conoscete bene. Quando ci affidate i vostri figli, vi aspettate che vengano accolti da un ambiente sereno, in cui i docenti siano liberi di attuare le strategie più efficaci affinché gli alunni acquisiscano i saperi e le esperienze che li aiuteranno a crescere.

Una libertà garantita dalla Costituzione (art. 33) a beneficio di tutti: di chi insegna e di chi apprende. Con la riforma, invece, la scuola diventerebbe un luogo assai meno libero e sereno. I docenti verrebbero sottoposti a un giudizio da cui dipenderebbe non solo, com’è già previsto, la valutazione del loro operato, ma anche il loro demansionamento, trasferimento, e persino danni economici, senza che i loro giudici – il dirigente (e il consiglio d’istituto) – siano sottoposti a giudizi analoghi.

Come si fa a non capire che ciò produrrebbe diffidenza, tensione, clientelismo? Su questo giornale o altrove, se vorrete, potrete trovare informazioni più dettagliate su tali pericoli. In questa sede ci siamo limitati a chiarire che i docenti italiani, fuori e al di là dei sindacati, non si sono uniti contro qualcuno, ma a favore di una scuola libera e serena. La “vera scuola”. Ecco perché scioperiamo.  

SEBASTIANO CUFFARI E GIULIO IRACI