In nome di quell'Italia che fece la Resistenza

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INTERVISTA C’è la storia di una donna torturata con una corona di spine, c’è quella di una parrucchiera diventata eroina. Ci sono racconti di ballerine e di suore, di infermiere e crocerossine,  di maestre e operaie. Alcune imbracciarono le armi, altre portarono soccorso in montagna. Alcune erano comuniste altre antifasciste ma la maggior parte di loro era senza fede politica. Sono tante, le storie nel nuovo libro di Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera  “Possa il mio sangue servire. Uomini e donne della Resistenza” (Rizzoli, p, 416, euro 19). Un tessuto di coraggio  che oggi a 70 anni dall’anniversario della liberazione dal nazifascismo – il 25 aprile 1945 – non possiamo dimenticare. E che danno un senso profondo alla parola Resistenza.  

Aldo Cazzullo, questo libro fa capire che la Resistenza non è stata solo l’appartenenza a un certo campo.
Assolutamente. Si pensa alla Resistenza come patrimonio di una fazione, una “cosa di sinistra”. Ma non fu solo una cosa di partigiani comunisti, fazzoletti rossi e Bella Ciao. E’ stata un patrimonio della nazione. La resistenza la fecero i carabinieri, i militari, gli internati in Germania, i sacerdoti, gli ebrei, gli alpini e i bersaglieri. E la fecero le donne.  

Gli uomini e le donne della Resistenza fecero la scelta giusta?
Credo di sì. Si parla spesso in questi ultimi anni dei ragazzi di Salò come dei vinti. Dopo la guerra ci sono state anche le stragi dei vinti. Ma non possiamo per questo dimenticare le staffette partigiane che sono state torturate, fucilate, appese…

Come mai questo accanimento sulle donne?
Sembrava naturale che la donna, vista come madre e moglie durante il fascismo, dovesse stare al suo posto. La donna che collabora con la Resistenza, la donna che dice no, suscita rabbia. E di qui la violenza, l’aggressione.

Cleonice Tomassetti non era militante di partito e muore con altri 41 uomini facendo coraggio a tutti. Diceva: “Potete mortificare il mio corpo non la mia anima”. In nome di cosa tanto coraggio?
C’era un incredibile amor di patria. Il vero spirito del 25 aprile è questo. Sentivano che sacrificando se stessi salvavano qualcosa di più: la comunità, il paese. Non c’è mai nelle loro parole la disperazione di chi va a morire e tutto finisce lì. Si pensa sempre che ci sarà un futuro.

ANTONELLA FIORI

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