Cadaveri galleggianti in mondovisione

  • Claudio Camarca

Sono crepati chiusi nella stiva. Settecento. Uomini donne bambini. Numeri. Nessuna faccia, nessun cognome. Settecento ottocento mille un milione e zero. Non persone. Coriandoli affogati tra le onde. Negri poveri senzadio. “Ricacciamoli indietro!”, tuona il Coatto con Felpa. “Bombardiamoli coi caccia!”, riecheggia Crudelia Daemon.
Mentre in mare si pescano corpi gonfi masticati dai pesci. “Per il loro bene a questi negher bisogna confinarli nella melma”, flatuleggiano dallo schermo televisivo i lider destrorsi. Fotoripresi agghindati nudi e in cravatta distesi sul sofà, se non impellicciati sbevazzando champagne en flûte. “Facciamoli crepare a casa loro!”.
Lontano dagli occhi lontano dal cuore. Manco ne voglio sentire la puzza. Avessero almeno la buona creanza di morirsene di fame in silenzio. Si estinguessero senza guastarci l’aperitivo. Invece, nada. Annegano nel mare nostrum. Aggrappati come cozze agli scogli. Roba da rovinarci il fine settimana in barca, di impensierire le agenzie di viaggio. Cala il turismo, non siamo più il Bel Paese.
 

La soluzione finale. Sono nati neri e in Africa? Bene: se la sono andata
a cercare. Qui, nessun posto al sole. Niente lavoro né futuro.

Altro che pizza e mandolino e lo stellone! Esportiamo in mondo visione cadaveri galleggianti a pancia all’aria. Una mala creanza che deve finire. E quindi, orsù: blocco navale e cannoneggiamenti lungo le coste e respingimento nei flutti speronando la carrette affollate. La soluzione finale. Sono nati neri e in Africa? Bene: se la sono andata a cercare. Qui, nessun posto al sole. Niente lavoro. No futuro. Cosa si credono? Ancora che siamo cristiani? E magari capaci di costruire politiche economiche in grado di promuovere sviluppi strutturali nei Paesi da cui fuggono: invece di rutti e stridii con cui rispondiamo all’emergenza? Per chi ci hanno presi! Noialtri non abbiamo tempo da perdere dietro a studi di settore e riflessioni approfondite.
Quando si accende la spia rossa in telecamera, pettiniamo le sopracciglia ispessite, indossiamo il push-up e siamo belli che pronti a vomitar fuori il nostro coraggio e la nostra dignità: il cono di luce acceso sui quei settecento, lo riempiamo con la nostra faccia bolsa, il doppio mento di chi pranza e cena e se ne sbatte i coglioni.

CLAUDIO CAMARCA
scrittore e regista

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