Evviva l'Expo malgrado l'Expo

  • EXPO 2015

ROMA Sia chiaro. W l’Expo. Ce lo teniamo e lo esaltiamo al massimo. Scaraventarlo ora dalla torre è un autolesionismo fantozziano che da sempre contraddistingue la nostra italianità. C’è curiosità, interesse, soprattutto si vuole e si tenta di capire cosa ci sarà di così straordinario in quei padiglioni di Rho: effetti speciali? Rivoluzioni in corso? Novità (cosa?) da tutto il mondo? Non resta che andarci. Grandi segni rassegne come Expo non le lasciano. Per questo la formula andrebbe rivista, se non cancellata. Nel mondo ci sono simposi, eventi, fiere che ben assolvono alla funzione di Expo. Lo sanno gli stati, le aziende, i professionisti e gli addetti ai lavori. Ma, come si dice, tutto fa business. E gli arruffoni italiani non sono proprio scaltri a mettersi nei panni di Paperon de Paperoni. Preferiscono gli sfigati Paperino o Calimero.

Arrivare last minute a finire i lavori quando davanti c’erano sette o otto anni è una forma di masochismo senza speranza. Lentezza, intralci burocratici, corruzione, conflitti di competenze, capire, e fare, mele per pere, la regione che tira da una parte, il comune che dimentica di esserci, lo Stato che sta alla finestra, il presidente che vuole coordinare, l’omologo di un altro ente che vuole vice-coordinare, l’ultimo arrivato che comanda. È l’Italia bellezza. Un mix dei nostri mali, ai quali, guai a rimediare. Poi vai a scervellarti perché nelle statistiche dei migliori e di quelli sani non entriamo nemmeno se facciamo per un po’ i compiti a casa.

Sarà un Expo all’italiana, alla “io speriamo che me la cavo”: infrastrutture non finite, altre che restano a metà, col paravento che coprirà le brutture, e al 2016-2017 va il resto, che poi dimenticheremo e quindi predestinato a rimanere incompiuto. Per sempre. E così l’interesse si dimezza, si spezzetta, si parcellizza sempre più. D’altronde il cittadino della strada vuol vedere nuove linee dei metro, treni e bus moderni, parcheggi, restyling di strade e palazzi, servizi luci e colori. Per la maggioranza Expo è questo.

E se non si coglie nell’aria l’arrivo di qualcosa di diverso, l’audience, dei più, scema, relegando l’evento a un recinto per gli addetti ai lavori, che saranno tanti, da tutto il mondo, ma sempre addetti sono. Sui vantaggi e i risultati aspettiamo qualche mese. Dopo l’Expo, a fine anno, partirà il Giubileo. Due pubblici diversi, ma, due occasioni irripetibili per il marchio Italia nel mondo. Un volano per il turismo, ancora troppo inadeguato, e per l’economia, i consumi interni, la crescita. L’1% in più del Pil. Buttalo via.

MAURIZIO GUANDALINI

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