Le Grandi Opere un disastro e nessuno paga mai

  • L'opinione

IL COMMENTO L'Italia che crolla. Si sfarina. E chi l'ha detto? La tv, i giornali. Ma così, d'un tratto? Un preallarme? Un avvertimento? E' prassi, fastidiosa, di fronte ad eventi straordinari, constatare lo stupore fanciullino dei politici. Succede un patatrac e s'affrettano a dire: 'imprevisto'. Seguite, in questi giorni, gli sbarchi. Lo scriviamo da sempre che le nostre strutture di accoglienza sono al limite. Che smistare gente nei vari comuni è un tampone che non regge. Che porterà al caos. In tutto questo tempo non è stato mosso un dito. Cadono i piloni dei ponti e si passano giornate  a chiedersi perché. Come mai. Poi, ora dopo ora, si scopre che, forse, non si sono fatti i lavori bene bene. Ma nel frattempo sono volati via miliardi di euro, soldi nostri, per infrastrutture colabrodo e qualcuno che paga per gli errori commessi non lo trovi. Renzi ha detto: opere normali e tempi certi. Lodi a questo esecutivo che non ha colpe. Ma i governi precedenti dove cavolo hanno speso i miliardi? In grandi opere? Non le vediamo e se poi quelle che ci sono crollano, non ci resta che piangere. Striscia la Notizia, le Iene, Report, bastava seguire i servizi, eccellenti, di questi programmi per capire e agire. O porsi qualche dubbio. Opere incompiute, autostrade a metà, semi chiuse, palazzetti dello sport e ospedali che marciscono tra le sterpaglie. E' il risultato di mancati controlli, collaudi naif, lievitazione dei costi, proroga della consegna lavori, fallimenti di imprese. Insomma non è solo questione di grandi opere e di inefficienza di Anas e Stato centrale. É una trascuratezza diffusa divenuta prassi. E' parere di molti esperti, in primis il professor Ponti del Politecnico di Milano durante una intervista a Radio 24, che molte delle grandi opere in corso, e in programma, sono inutili. Oggi il Governo cambia verso e si concentra sulla manutenzione. L'Italia ha bisogno di essere messa a norma. Sul dissesto idrogeologico e sui lavori da fare (per 10, 20, 40 miliardi euro?) sono stati scritti dei faldoni particolareggiati con  interventi, costi e tempi. Sui tempi si gioca 1) il rispetto verso i cittadini colpiti; 2) la credibilità delle istituzioni. Abbiamo scritto su Metro, dopo l'alluvione di Genova, che il giorno dopo avremmo voluto vedere ruspe, gru, tecnici già al lavoro per fare quelle opere attese da decenni. E poi, nel giro di poco tempo, il fine lavori. Anche il cemento respira, ha un'anima. Vorremmo meno presunzione da parte di chi decide. Saremo un paese normale quando non servirà Report o l'ennesimo crollo per cambiare persone, dello Stato, che un po' inadeguate lo erano da tempo.

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