Il pediatra pedofilo lasciato libero di agire

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MILANO Per anni avrebbe violentato e seviziato almeno 11 bambini che frequentavano il suo studio di pediatra, fotografandone le umiliazioni, perseguitandoli via sms e denigrandone i genitori se interrompevano le visite. Ieri, per  un 55enne di Busto Arsizio che si spacciava per psicoterapeuta senza esserlo, è stato chiesto il rinvio a giudizio e si è aperto a Milano  il procedimento con rito abbreviato (grazie al quale godrà dello sconto di un terzo della pena).

Metro raccontò questa storia a maggio 2014, sottolineando come il medico che esercitava alla clinica Columbus , arrestato allora  per molestie sessuali a un 12enne, fosse già stato condannato in via definitiva nel 2006 a otto mesi di carcere per possesso di materiale pedopornografico. La cosa grave, allora, fu che né la magistratura vietò all’uomo di avvicinare altri bambini (come accade normalmente per i pedofili condannati), né l’Ordine dei medici della Lombardia lo radiò, perché nessuno lo aveva avvisato della condanna.   Ieri, all’apertura del processo, la verità, già terribile, è divenuta un incubo. Nel periodo nel quale il falso terapeuta esercitò dopo la condanna, cioè tra il 2006 e il 2014, non solo molestò il 12enne, ma stuprò e  torturò - questa l'accusa - altri 11 bambini (in un video scoperto a casa sua violenta un bimbo di due anni, ancora non identificato).

Il protocollo negato
Dopo il secondo arresto, il presidente dell’Ordine dei medici lombardi, Roberto Carlo Rossi, disse a Metro di aver proposto alla Procura di Milano un accordo per creare un canale grazie al quale  scambiarsi automaticamente le notizie di reato riguardanti i medici, così da evitare nuovi casi del genere. Anche perché, aggiunse: «Non esiste l’obbligo per la magistratura di informarci sui procedimenti penali riguardanti i nostri membri. O chiediamo gli atti (e a volte la Procura non risponde), o non possiamo sapere nulla. Certamente il condannato non ce lo viene a dire!».
A un anno di distanza quel canale a Milano  non è nato, né nascerà mai. «Non siamo riusciti a fare alcun accordo», racconta Rossi, «la Procura mi ha risposto che ci avrebbe dato le notizie con i canali tradizionale, ma che non aveva alcuna intenzione di firmare il protocollo che avevo proposto».

ANDREA SPARACIARI

foto: Olycom

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