Ma le nostre scuole sono una grande opera

  • Stefania Divertito

La nostra Scuola è come quel soffitto di Ostuni. Una volta ridipinto è bello bianco, sopporta l’usura, tiene anche durante l’inaugurazione, resiste. Poi a un certo punto crolla.

È il quarto crollo dall’inizio dell’anno. Hashtag sempre più smaglianti (#scuolenuove, #scuolesicure, #scuolebelle) nascondono manutenzione carente e buchi di bilancio dove non è pensabile comprare rotoli di carta igienica figuriamoci monitorare lo stato degli intonaci.

Le nostre scuole non sono né nuove, né sicure, né belle. E non basterà un’efficace campagna di comunicazione a nasconderlo. Siamo nel Paese dove partono piani per la ristrutturazione ma non c’è la benzina per portarli a termine.

Il problema è questo: i cantieri li aprono pure, da un anno a questa parte, ma non esiste un piano per portarli nella direzione giusta, e non esiste un monitoraggio completo dei problemi strutturali. Lo ha ammesso lo stesso premier: “A parte alcune regioni lo l’anagrafe delle esigenze è al traguardo”. A parte alcune regioni però vuol dire che l’anagrafe non è al traguardo. Siamo di fronte all’ennesima opera incompiuta del Paese. Una delle più importanti.

A volte sembra di assistere a uno spot degli anni ‘90 quando Tonino Guerra diceva “L’ottimismo è il profumo della vita”. Ma erano gli anni ‘90 e il drammaturgo sponsorizzava una catena di negozi di elettronica. L’esempio è perfetto: quei negozi erano di Paolo Farinetti, padre di Oscar, patron di Eataly, che sfamerà una grande opera incompiuta, l’Expo, sponsorizzata da McDonald’s e Coca Cola. La cronaca supera sempre qualsiasi iperbole.

STEFANIA DIVERTITO

 

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