Il business delle banche non sono più le imprese

  • Massimo Blasoni

Un pessimista spesso è solo un ottimista ben informato. Ecco perché, pur apprezzandola, non ci siamo uniti al coro degli entusiasti per l'importante immissione di liquidità nelle banche italiane garantita dal Quantitative Easing della Bce. Se questa misura potrà davvero sostenere la ripresa economica di famiglie e imprese lo sapremo soltanto fra qualche mese.

Rielaborando le rilevazioni del Sistema europeo delle Banche centrali, abbiamo però scoperto che dal 2005 al 2015 le banche italiane hanno visto crescere del 96% i propri depositi (per un controvalore di circa 1.160 miliardi di euro) ma che di questi meno della metà (530 miliardi) è servita a finanziare famiglie e imprese (+47% nello stesso periodo) mentre la restante parte è stata utilizzata per triplicare l’esposizione in titoli (cresciuta del +189% per una cifra corrispondente di 559 miliardi).

L'analisi dei 14 diversi sistemi bancari europei ci dice che l’Italia si colloca nei primi posti delle classifiche tra quelli che negli ultimi dieci anni hanno visto incrementare maggiormente il proprio stock dei depositi: da 1.207 a 2.368 miliardi, gran parte dei quali accumulati nel periodo pre-crisi. Anche dopo il fallimento di Lehman Brothers, tuttavia, il sistema ha continuato ad aumentare la raccolta, seppure a una velocità inferiore (+205 miliardi). Diverso il discorso per quanto attiene all’impiego di prestiti all’economia reale: in questo caso l’Italia si ritrova solo nella seconda metà della classifica, con una crescita del +47% corrispondente a 530 miliardi. Rispetto al settembre 2008, i prestiti verso le imprese sono diminuiti del -6% (56 miliardi) mentre verso le famiglie sono comunque incrementati del +28% (132 miliardi). Ad aumentare negli attivi dei bilanci bancari italiani è stato infatti l’impiego in titoli di Stato e obbligazionari, triplicati nell’ultimo decennio con un aumento di 559 miliardi (+189%).

Questi dati certificano insomma la radicale trasformazione del modello di business delle nostre banche, con un ricorso ben maggiore all’acquisto di titoli di Stato e obbligazionari rispetto agli impieghi verso famiglie e, soprattutto, verso le imprese. Un trend che ci auguriamo venga presto invertito.

MASSIMO BLASONI

Articoli Correlati
Massimo Blasoni

Spesa pubblica e risparmi

L'opinione di Massimo Blasoni sul fallimento della spending review
Massimo Blasoni

Pil, gli sbagli del governo

L'opinione di Massimo Blasoni
Massimo Blasoni

Pensioni, giovani ancora dimenticati

L'opinione di Massimo Blasoni (presidente del centro studi ImpresaLavoro) sul recente acordo siglato tra Governo e sindacati