Milk sharing, il business del latte materno su Internet

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FAMIGLIA «La vendita di latte materno su Internet - un mercato che sta crescendo rapidamente - pone seri rischi per la salute infantile e necessita di una regolamentazione urgente».  È il nuovo allarme lanciato dai medici e arriva dal Regno Unito dove continua il business sotterraneo e fai da te del “milk sharing”, alimentato da forum e pagine Facebook in cui le mamme mettono in vendita il loro “oro liquido” e altre mamme lo comprano, nonostante recenti studi abbiano messo sotto i riflettori i pericoli della pratica. Stesso copione negli Usa, mentre in Italia, terra di banche del latte istituzionali e solidaristiche, il mercato online fra madri non sembra decollare.

Mercato pericoloso
Le preoccupazioni degli esperti della Queen Mary University diLondra si guadagnano le pagine della rivista scientifica Bmj. I benefici nutrizionali del latte materno per i neonati sono ampiamente documentati - scrivono gli scienziati - ma molte nuove mamme trovano difficile portare avanti la quotidianità della poppata o non sono in grado di allattare al seno. In più ci si mette la pressione sociale e questo mix, avvertono i medici, spinge alcune donne all’acquisto di latte materno sul web. I camici bianchi non usano mezzi termini per stigmatizzare la scelta dell’acquisto online. Molte neoamme e persino  alcuni operatori sanitari non sono consapevoli del fatto che questo mercato è “pericoloso” e «mette la salute infantile a rischio» perché non è regolamentato, sostiene Sarah Steele, docente nella Global  Health, Policy and Innovation Unit della Queen Mary University. Il latte materno deve essere sottoposto a screening per le malattie, come ad esempio l’epatite B e C, l’Hiv, i virus dei linfociti T dell’uomo e la sifilide, elencano gli esperti.  Precedenti ricerche hanno dimostrato che il latte acquistato online ha una maggiore crescita batterica a causa della mancanza di  pastorizzazione e di un trasporto e uno stoccaggio scadenti.  «Il latte acquistato sul web è ben lungi dall’essere un’alternativa  ideale, poiché espone i neonati e gli altri consumatori ad agenti  microbiologici e chimici», scrivono gli autori che lanciano anche un  appello: «È necessario intervenire immediatamente per rendere questo  mercato più sicuro».   

L’industria
Oltre al mare magnum del fai da te c'è anche chi pensa in grande e punta all’industria. Secondo quanto riportava il New York Times qualche giorno fa, negli Stati Uniti una società ha reclutato centinaia di mamme: il loro latte viene usato per un prodotto ad alto contenuto proteico per i neonati prematuri ricoveratinelle terapie intensive, a un costo di migliaia di dollari a bambino. 
metro/adnkronos

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