Una scuola senza Rete che ha distrutto il merito

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SCUOLA. A noi italiani, si sa, riesce meglio convertire il fare in dire, che non l’operazione inversa e internet è diventato uno strumento indispensabile per chiunque voglia praticare quest’arte. Dato che la scuola è il luogo preposto alla costruzione del futuro dei nostri giovani, chiunque voglia costruire una società a sua immagine e somiglianza non ha che da agire sul delicato terreno dell’istruzione e usare la rete per diffondere il proprio verbo. Per anni hanno spopolato i teorici del nuovo modo di insegnare, che, tanto per fare un esempio, si sono scagliati contro il voto, contro il nozionismo, senza accorgersi che nel furore distruttivo in questo modo di fatto hanno eliminato anche la nozione. 

Così facendo questi teorici hanno favorito il diffondersi del lassismo, dell’assemblearismo, del sociologismo, distruggendo il merito e la selezione. Così quello che una volta era il tempo di Minerva oggi è diventato il santuario degli oziosi e dei neo guerriglieri con le molotov nello zaino. Molti ministri dell’Istruzione per la verità hanno contribuito pesantemente con la loro incompetenza a creare questo quadro poco edificante della scuola italiana, ma è risaputo che la politica è maestra nell’addestrare nei sottoscala dei ministeri, lontano dal pubblico, il personale addetto alla Complicazione Cose Semplici per poi farli ministri. Internet è uno strumento importante se usato nel modo giusto ma in questo caso è servito ANCHE a diffondere famigerati sarchiaponi di valterchiariana memoria, spacciandoli per panacea per tutti i mali e la scuola non si è sottratta a questo disastroso modo di usare la rete. 

Secondo la logica ferrea di tutte le riforme succedutesi in questi ultimi trent’anni, la scuola italiana non dà più i numeri, tranne il 27 giorno di paga, perché i “professori” scelti politicamente per governare il mondo della scuola li hanno cancellati dalla loro memoria. I professori ma non gli insegnanti, perché a professore può atteggiarsi anche il primo degli incompetenti mentre un insegnante non si improvvisa. Un insegnante rimane tale tutta la vita.
Marco Vona

 

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