Internet e il networking approdano all'Avana

  • Alessia Chinellato

Limiti dal punto di vista legislativo e dottrinale non esistono più, ma Internet a Cuba è ancora un miraggio. 11 milioni di persone delle quali solo il 5% è connesso alla rete, secondo la Casa Bianca. Non esiste il 3G, che permette di navigare a una velocità decente, anzi il collegamento è l’eccezione e non la regola; i telefonini sono per lo più di vecchia generazione e il web ha un costo esorbitante, impossibile per un cittadino medio. Ciononostante i giovani, ma anche gli anziani, stanno tutti in fila per acquistare una sim card e usare questo mezzo portatile di comunicazione, praticamente sconosciuto.

Gli schermi touch sono appannaggio di pochi eletti e intorno ai punti che offrono il servizio wi-fi, ovvero la connettività senza un cavo fisico, ci sono schiere di persone -soprattutto ragazzi- che cercano di hakerare i codici per allacciarsi all’etere.

Una grande fame di Internet, di una verità sconosciuta, bramata, indice di una libertà a lungo repressa. Un salto nel buio che tutti vogliono fare, soprattutto per conoscere una realtà per troppo tempo filtrata attraverso le maglie strette del regime.

Fino ad ora, in verità, l’informazione mondiale è stata distribuita quasi in tempo reale ma “a mano”, attraverso un sistema al limite della legalità. Il meccanismo è molto semplice: dopo aver scaricato una copia degli ultimi telegiornali, ma anche delle soap opera o dei talk show trasmessi nei Paesi democratici, attraverso un cavo USB con una delle poche connessioni esistenti, c’è chi li carica su pennette che vengono poi vendute al mercato nero del web. Una vera e propria rivoluzione alternativa di information tecnology, dove la diffusione dei dati si è evoluta in modo diverso rispetto al resto del mondo a causa della censura e della creatività di un popolo affamato di modernità.

 La contraddizione in termini è che tutto il materiale informatico presente nell’isola caraibica proviene dagli Stati Uniti, fino a poco tempo fa nemici giurati, che ora vedono Cuba come un mercato importante da conquistare.

Il collegamento in tempo reale resta il desiderio più agognato. E’ un po’ come avventurarsi in una giungla incontaminata e mettere un popolo ignorante, nel senso latino del termine, a contatto con una realtà sconosciuta.

Dopo un hikikomori forzato, accedere a Internet equivale a indovinare l’eco di un mondo “altro”, migliore, democratico.

Chissà quanto tempo impiegheranno i cubani a sostituire il tempo riservato alle relazioni umane con le connessioni eteriche, lollando da un passato disconnesso a un futuro intriso di networking.

Intanto, in questo tempo d’interregno polveroso, sospeso tra passato e futuro, i cubani vanno pazzi per wikipedia che scaricano a colpi di gigabyte, per poi utilizzarla off line.

ALESSIA CHINELLATO

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