Nessun oblio per Papa Wojtyla

  • Osvaldo Baldacci

E’ stato vissuto un po’ in sordina il decimo anniversario della morte di Karol Wojtyla. Qualcosa di formale, di rito e poco più. Sembra passata un’eternità dall’epoca dei suoi viaggi e poi da quella del santo subito. Un po’ è questa nostra era che archivia presto tutto e macina ciò che viene dopo. Un po’ l’oblio è frutto della storia che è tanto cambiata, dalla Guerra Fredda e dagli anni del boom alla crisi e all’Isis. Ma sicuramente gioca un ruolo anche la popolarità travolgente di Papa Francesco, che mette in ombra tutto il resto. Il primo a esserne contento è Giovanni Paolo II, che certo non amava il culto della personalità e al contrario ci teneva alla forza della Chiesa viva. Però a noi sta il compito anche di ricordare un po’ la verità. Senza Wojtyla (e senza Ratzinger) non ci sarebbe stato Bergoglio. Non a caso è stato il Papa polacco a nominare l’argentino vescovo e poi cardinale. Ma c’è qualcosa di più: l’amore di Wojtyla per l’America Latina, la sua apertura della Chiesa al mondo, il suo esempio comunicativo.
E ancora. Giovanni Paolo II ha rimesso in carreggiata il cattolicesimo latino-americano valorizzandone lo spirito sociale e più vicino alla condizione dei semplici e degli umili, limitando però le distorsioni marxiste della teologia della liberazione, e proprio questo equilibrio ha costituito la scuola di Papa Francesco. Wojtyla, prima di Francesco, ha voluto segni tangibili dell’amore verso i poveri realizzati concretamente in molti posti, anche dentro il Vaticano. Anche lui ha rinnovato la Chiesa e ne ha affrontato a suo modo i problemi che aveva trovato dentro qualche gerarchia. Inoltre oggi abbiamo un segno concreto di questa continuità tra i due (senza mai dimenticare l’altro anello della stessa catena, Benedetto XVI): il Giubileo straordinario indetto da Bergoglio per il prossimo anno, è dedicato alla misericordia di Dio, tema centrale del pontificato di Francesco. Così come lo fu di quello di Giovanni Paolo. Wojtyla era particolarmente devoto alla Divina Misericordia, ne istituì la festa e volutamente è stato beatificato e poi canonizzato proprio nella domenica dedicata alla Divina Misericordia. Insomma, Francesco ricorda molto Giovanni Paolo II, per le sue attitudini comunicative, per quell’andare a cercare ovunque le persone. Ma più che ricordarlo e basta, potremmo dire che c’è molto di Wojtyla in Bergoglio. Ma la storia non dimentichi i meriti specifici di un grandissimo Papa come Giovanni Paolo II, uno dei personaggi storici più rilevanti del XX secolo, capace di trasformare davvero il mondo.

OSVALDO BALDACCI

 

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