Tempi moderni Lo spaccio è su WhatsApp

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Cinque ragazzi arrestati per spaccio di droga. Niente di eclatante, se non fosse che le “ordinazioni” avvenivano utilizzando WhatsApp. Se si guarda la notizia dal punto di vista tecnologico e antropologico si comprende come il mondo ci stia cambiando sotto i piedi, di minuto in minuto. I pizzini sono stati soppiantati dalle emoticon, ossia le iconcine che vengono comunemente usate nei brevi messaggi di testo, che vengono scambiati -a milioni- ogni giorno.
Semplici, immediate, di utilizzo ormai universale, sostituiscono la comunicazione non verbale: un codice neanche troppo difficile da decriptare se il quadrifoglio rappresenta la marijuana, mentre i libri di scienze ne indicano la quantità.
Un invito a bere equivale alla richiesta di ketamina liquida, un potente anestetico utilizzato per sedare i cavalli. Se aspirato corrisponde invece ad una striscia di cocaina.
Da un lato ci sono ragazzi icon convertiti al crimine, pur allignando vite normali, appartengono a famiglie comuni, inventando – loro malgrado – neologismi web propri di questa era del digito ergo sum. Dall’altro ci sono invece le  Questure che devono tenersi sempre all’avanguardia – con pochissimi fondi a disposizione – rincorrendo continuamente l’evolversi della tecnologia per arrivare a scoprire crimini come lo spaccio di droga.

ALESSIA CHINELLATO

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