Missiroli alla scoperta delle sfumature dell'eros

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INTERVISTA È un cuscino o sono natiche? È osceno o no? Pudico, finora, nei suoi romanzi a parlar di corpi e anche d’amore,  Marco Missiroli stavolta ha scritto un romanzo assai esplicito “Atti osceni in luogo privato” (Feltrinelli, p. 249, euro 16), che sin dalla cover gioca sul doppio senso. Nel libro il protagonista, Libero, è impegnato a trovare la sua libertà dall’infanzia alla maturità con un percorso misto - e travagliato - tra eros e letteratura.

Marco Missiroli, cosa è l’osceno oggi?
Dipende. Innanzitutto bisogna fare una differenza tra ciò che avviene in luogo privato e luogo pubblico. L’atto osceno in luogo pubblico ferisce chi guarda, in luogo privato non si sa.

 È qualcosa che è già osceno prima o che giudichiamo con gli occhi degli altri anche se gli altri non ci guardano?
Molto spesso gli atti osceni in luogo privato sono delle piccole libertà, degli azzardi che ci fanno bene  e che ci concediamo perché siamo fuori dal giudizio degli altri.

In privato è concessa ogni oscenità?
Assolutamente. Tutto no. La violenza sulle donne, non si può fare. I maltrattamenti, no.

La madre del protagonista sceglie l’eutanasia e tu definisci questa morte oscena.
Sì, questo per molti cattolici, per i conservatori ma anche per gente che la pensa diversamente potrebbe essere visto come un atto osceno e invece per lei è la sua libertà più grande.

Offrire la propria compagna in un club ad un altro uomo per provare godimento cos’è?
Può essere un atto osceno ma in realtà chi lo stabilisce? Il punto è che bisogna anche saper gestire certe scelte.  In quel momento lui non lo sa fare. Quello per lui è un atto osceno e basta.

Libero approda all’amore: il matrimonio, un figlio. Il lieto fine era necessario?
Libero ha solo 35 anni e la sua storia non finisce lì. Tra l’altro lui ha sempre rischiato con l’osceno, il mattatoio delle carni consumate in maniera disordinata.  Non si sa cosa gli potrà accadere.
ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

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