L'accordo che tutti vogliono

  • GRAMAGLIA

S Se l’hashtag non fosse ormai abusato, e persino usurato, verrebbe da tweettare se, a Losanna, è davvero #lavoltabuona nei negoziati fra i 5+1 e l'Iran verso un accordo che disinneschi l’incubo dell’atomica dal programma iraniano per l’energia nucleare. La presenza dei ministri degli Esteri delle 5 potenze nucleari storiche e legittime, con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, insieme a quello tedesco (il +1) e, naturalmente, a quello iraniano, autorizza un certo ottimismo. La formula cui si lavora è quella di un accordo di massima da confermare e perfezionare entro giugno. E che a svelarla sia un quotidiano israeliano, Yedioth Ahronoth, testimonia l’attenzione spasmodica e meticolosa con cui Israele segue la trattativa, del cui esito a priori diffida.
La dichiarazione congiunta sarà integrata da documenti che dettagliano i punti fermi già raggiunti e che motivano gli ennesimi tempi supplementari  –a partire da un’intesa ad interim,  novembre 2013. I mercati fiutano l’accordo e il petrolio, i cui prezzi si gonfiano con le tensioni, va giù.
Tra le questioni principali aperte, la ricerca sul nucleare e le procedure di revoca delle sanzioni. Teheran chiede di potere riprendere senza restrizioni ricerca e sviluppo di centrifughe avanzate, dopo dieci anni dall'accordo, mentre i suoi interlocutori vorrebbero una periodo d’attesa più lungo.
 Quanto alle sanzioni, ci sono contrasti su quando e come revocarle: gli Stati Uniti e gli europei vorrebbero meccanismi di re-imposizione automatica, se Teheran dovesse violare l'intesa; Mosca e Pechino vogliono un passaggio al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Quel che è chiaro è che a Losanna nessuno cerca di mandare all’aria la trattativa: i nemici dell’accordo non siedono al tavolo. L’Iran vuole sdoganare la sua credibilità internazionale e sottrarre l’economia al giogo delle sanzioni; Russia e Cina fanno i mallevadori dell’intesa; l’Occidente indulge all’ottimismo d’un Iran più aperto e moderato e, soprattutto, alleato nella guerra al terrorismo e al Califfato. Contro rema Israele, specie il premier Netanyahu, che non si fida dell’Iran e che giudica l’accordo una minaccia; e pure l’Arabia Saudita, che considera un vulnus al suo essere interlocutore privilegiato degli Stati Uniti nell’area la ritrovata credibilità internazionale dell’Iran. C’è chi teme una corsa al nucleare nella Regione e chi rilancia l’idea difficilmente attuabile d’un Medio Oriente denuclearizzato.

GIAMPIETRO GRAMAGLIA

direttore di Euroactiv