Uber o non, quello che serve è il mercato

  • Maurizio Guandalini

Ieri sciopero dei mezzi di trasporto nelle grandi città. Uber, multinazionale americana dei taxi-free, ha fatto le veci: ai cittadini appiedati la corsa gratis. Cosa c’è di male? Solo pubblicità? Se anche fosse? Il sindacato nostrano, criticando Uber è andato a scomodare i fascisti del ventennio che guidavano i tram dei tranvieri in sciopero. Ma è una uscita da canna del gas, vuol dire proprio che idee e autocritica sono bollite. Tutte critiche figlie di un mercato che non c’è, di una legislazione chiara che manca, di una politica industriale senza direzione e di un sindacato corporativo che ha compartecipato alla grande a conservare lo status quo. I taxisti non devono vivere con il complesso di inferiorità, si diano una mossa. Chiamino all’appello le loro organizzazioni sindacali e le compagnie dei taxi ai quali appartengono. Studiate delle politiche di marketing per attrarre clienti nuovi e consolidare quelli che già avete. Il mercato è questo: nulla è per sempre. Uber dà la prima corsa gratis a coloro che hanno il biglietto o l’abbonamento dei mezzi pubblici, in sciopero? I taxi ufficiali offrano due corse o un abbonamento di 10 per due persone, di cui uno solo paga. Ora non è questo il luogo per fare la lista dei saldi. Ma ci siamo capiti.  
 
La politica (regionale e nazionale) invece di decidere  e mettersi nei panni dei consumatori, fa il tifo, vittima, lei più di tutti, di conservazione e lobby: un moto che la ripara dalle responsabilità come ad esempio dirci cosa fare del piano trasporti. Yoram Gutgeld, il tagliatore di costi 2 che ha preso il posto di Cottarelli a la Repubblica ha concesso delle dichiarazioni sul trasporto pubblico che, giuro, non ho capito quello che ha in testa: il trasporto pubblico va reso più efficiente e aperto alla concorrenza. E quindi, da domani che si fa? Arrivano soldi, andremo in autobus più che in treno, che si fa? Nel cloud ci entra pure il sindacato: ha ancora senso lo sciopero continuo dei mezzi, quando a rimetterci è solo la gente che tutti i giorni li deve usare per lavoro? Se siamo fermi qui, nel deserto, senza bussola una buona fetta di colpe le ha la Triplice e le decine di sigle che nascono per difendere gli orticelli dietro casa. Altroché Uber o non Uber. Concorrenza totale, in sella e pedalare. Quando leggiamo che era in uso, nel silenzio assordante, in primis dei sindacati, a Trenord (i treni regionali lombardi) un contratto di lavoro che premiava i ritardi dei convogli, o che le rappresentanze sindacali non sono rinnovate da anni, ci chiediamo, semplicemente: dove sta l’interesse dei cittadino-consumatore?
MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

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